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Mai sentito parlare del farro monococco?

di Stefania Carlevaro
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Farro monococco e roveja sono antichi cereali e legumi che stavano scomparendo. Sono buonissimi e fanno bene. Provali anche tu

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Farro monococco e roveja sono antichi cereali e legumi che stavano scomparendo. Sono buonissimi e fanno bene. Provali anche tu

Carlevaro Stefania
Un'opinione di

Stefania Carlevaro

Giornalista di Donna Moderna, appassionata d’arte, velista curiosa e chef casalinga. Mamma...

Non ne avevo mai sentito parlare. Del farro, sì. Ma della varietà monococco mai. Poi sono andata a un corso di cucina dove, oltre al farro monococco, ho scoperto altri cereali insoliti, tipo la farina di grano duro Timilia, quella di grano tenero Solina e poi legumi dimenticati nel tempo, come la roveja, una specie di pisello che insieme ad altri legumi poveri, come le lenticchie, le cicerchie, le fave, crescevano spontanei lungo le scarpate e nei prati.

Alimenti antichi, di cui si era persa un po’ la traccia, perché coltivati regionalmente e in piccole quantità, più che altro per preparare zuppe, pane e focacce a casa. E poi perché, nonostante la loro robustezza, queste piante non hanno una resa elevata. Così le hanno pian piano dimenticate. Ora, grazie all’interesse e alla passione di volenterosi agricoltori, sono state riscoperte.

Ma al di là della loro rarità, questi cibi trascurati sono buoni e fanno bene. Sono ricchi di proteine vegetali, fondamentali per chi non mangia carne o ne mangia poca, di fibre, importantissime nella nostra dieta, sempre troppo ricca di ingredienti raffinati. E di tanti altri nutrienti come vitamine e minerali. Sani, senza ombra di dubbio.

E così, come previsto, in una mezz’oretta mi entusiasmo. Appena uscita dal corso, mi precipito ad acquistarli, faccio incetta di pacchetti e confezioni per tutta la famiglia e li sistemo in bella vista sugli scaffali in cucina, dove li osservo tutte le sere tornata a casa. E lì, ahimé, come mi succede spesso con le novità, soggiornano per settimane. Non per mancanza di buona volontà o per un ripensamento sulle loro effettive qualità. Ma perché non so come affrontarli.

Ogni volta che li vedo, mi faccio le seguenti domande: devono stare in ammollo? Posso prepararli in pentola a pressione? Quanto tempo devono cuocere? Con che sugo staranno bene? E in genere, sfiancata dai troppi interrogativi e dalla mancanza di tempo per preparare la cena, mi giro verso il tranquillizzante pacco di riso o di spaghetti.

L’altra sera però ho capitolato. Ho rispolverato le ricette che avevo sperimentato al mio corso di cucina e in pochissimo tempo ho preparato barchette di zucchine ripiene di farro monococco e spezzatino con roveja e pomodori secchi. A casa tutti entusiasti (persino mio figlio Leonardo, sempre diffidente verso forme alimentari che nel piatto non riconosce a prima vista. Ha fatto il bis). E io ho giurato di sperimentarli almeno una volta alla settimana, senza farmi prendere dalla pigrizia.

(Alimenti ritrovati è un progetto che vuole ridare vita alle antiche varietà locali, per  non disperdere le biodiversità e il patrimonio della nostra terra).

Se stare ai fornelli ti piace e sei una convinta sostenitrice della dieta sana, provali anche tu. Trovi tante ricette sul numero 21 di Donna Moderna. E se già conosci questi alimenti e hai sperimentato altre ricette, condividile con noi.

di Stefania Carlevaro

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