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Perché non possiamo fare a meno del glitter

di Giulia Pivetta
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Passano le stagioni, la moda “sbrilluccicosa” resta. In passerella, sui red carpet e nei nostri beauty case. Una storica del costume svela cosa c’è dietro il desiderio di scintillio e paillettes

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Passano le stagioni, la moda “sbrilluccicosa” resta. In passerella, sui red carpet e nei nostri beauty case. Una storica del costume svela cosa c’è dietro il desiderio di scintillio e paillettes

Quelli con le mode sono innamoramenti fugaci, avventure estive, più che vere e proprie love story. «Passata la festa, gabbato lo santo» come dice il proverbio. Ma questa tendenza del glitter sembra l’eccezione che conferma la regola: calca le scene da tempo, e pare non avere intenzione di lasciarci. Il glitter ci accompagnerà quest’estate e nel prossimo inverno, proposto da make-up artist e da stilisti, raccontato dagli abiti di Gucci e Michael Kors o dalla collezione Fairytale di Dolce&Gabbana.

Una passione antica

Nelle mani di Cleopatra, che utilizzava frammenti iridescenti ricavati dagli scarabei, il glitter diventava una vera e propria arma di seduzione, capace di incantare le masse.
Con il passare dei secoli, quelle stesse masse, complice l’esplosione della musica glam lanciata da David Bowie, se ne sarebbero appropriate rilanciandolo.

Oggi usano i brillantini non solo le aspiranti rockstar e le imperatrici dei red carpet, da Taylor Swift, all’italiana Valeria Golino, ma anche le comuni mortali. Che nel beauty case tengono pagliuzze luminose da applicare come lentiggini o eye-liner di strass.

E chi non è contagiata dalla “sindrome della gazza ladra”? Le donne che non amano il glitter, dicono che «non è tutto oro quel che luccica». A ragion veduta: senza andare troppo indietro nel tempo, sino a qualche decennio fa parlare di glitter, era fonte di imbarazzo, se non quasi un tabù, perché associato a una femminilità leggera e un po’ sciocca. Basti pensare alle flapper degli anni ’20, tanto criticate per la loro superficialità e per gli abiti corti e svolazzanti, decorati da luccicanti ricami in paillettes e perline di vetro.

L’ultima mania

Non bastava l’acconciatura “glitter roots” esibita dalla modella Kendall Jenner. Dopo la polvere scintillante sulle chiome, dall’Oriente con furore arrivano gli sticker glitterati, usati per decorare tablet, laptop, smartphone, o anche unghie. E viso.

Riflettendoci su, è qualcosa che noi della vecchia Europa conosciamo bene dagli anni ’90. Dai diari delle teenager, questi adesivi sconfinano nel mondo degli adulti e diventano una tendenza sbandierata dalle frizzanti Spice Girls, band di ragazze alfiere del girl power. Non è un caso che negli ultimi tempi girino voci di una reunion: grazie a loro, oggi, quello che era un simbolo di frivolezza, è diventato un marchio neofemminista. Qualcosa di adatto a rappresentare indipendenza e consapevolezza. Poco importa che sia sotto forma di gel all-over a pepite luminose o di penna brillantinata.

Su Instagram

Spopolano le foto dei tatuaggi glitter sui capelli rasati. Sono tagli undercut, ricoperti di polveri scintillanti. A guidare il trend per numero di commenti è il salone svizzero Gitty & Göff Hair: @gitty_und_goeff. Lo seguono già 10.000 follower.

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