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Whatsapp su desktop: a cosa stare attenti?

di Giovanni Ziccardi
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Dopo mesi di test, con versioni “di prova” e sul web, anche WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea e chat di gruppo che è un must per tutti i telefoni cellulari, approderà sul computer, fisso o portatile che sia.

Non è una novità: una versione di WhatsApp per web era già circolante da più di un anno, anche se con funzionalità abbastanza limitate.

Che cosa cambia veramente?

Il fatto degno di nota è la completa migrazione del sistema WhatsApp anche sul computer (Windows o Mac che sia), grazie a un programma a sé stante, indipendente dal web e dalla app sul cellulare: una mossa tecnica e commerciale che prospetta grandissimi benefici ma, anche, alcune preoccupazioni.

In estrema sintesi: una volta terminato di conversare sul telefono, basta accendere il computer, lanciare il programma e si continua proprio da dove si era rimasti.

Saremo più distratti?

I primi dubbi riguardano, ovviamente, un possibile calo di produttività degli individui sui luoghi di lavoro, soprattutto pubblici.

Se l’uso del telefono cellulare era, in un certo senso, controllabile “fisicamente”, un programma attivo che gira costantemente e che può portare via tempo prezioso, con notifiche e chat che appaiono su schermo, in orario lavorativo, può diventare un problema non da poco da gestire.

Già si prevedono, quindi, filtri nelle reti aziendali che possano bloccare l’uso del software o limitarlo.

Saremo più controllati?

Un secondo punto spinoso è la possibilità di controllo delle conversazioni in corso.

WhatsApp è, oggi, veicolo di dati personali, spesso intimi (si pensi non solo al tono di determinate conversazioni ma anche alla trasmissione di immagini o video), e il computer fisso è di solito meno sicuro, più “frequentato” (ad esempio da familiari o colleghi di lavoro) e più vulnerabile (e controllabile) di un telefonino.

Ciò può portare problemi di privacy e di violazione delle informazioni altrui.

Da un lato, quindi, vi è il beneficio della continuità del servizio; dall’altro, vista anche la “dipendenza” che i sistemi di messaggistica possono generare, si prospettano rischi di controlli su larga scala che possono violare la privacy di chi dialoga.

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