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Vince Molinaro: “generazioni diverse lavorano bene insieme con il reverse mentoring”

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Sono 5 le generazioni che secondo l'Harvard Business Review per la prima volta nella storia stanno per lavorare insieme: si va da quelli che la rivista Usa chiama "tradizionalisti", ovvero coloro che sono stati registrati all'anagrafe prima del 1946, fino alla Generazione 2020, sigla che battezza sotto una statistica demografica i ragazzi nati a partire dalla fine del secolo scorso.

Ma se anche ci si limita alla situazione più comune, quella che vede fianco a fianco Baby boomers e Millennials, si nota come il rapporto sia spesso ingessato, se non avvelenato, dalla diffidenza: junior e senior si percepiscono, seppure per ragioni diverse, come reciproca minaccia.

Si può disinnescare questo pericolo e favorire un dialogo efficace tra gruppi così eterogenei? "Le etichette rischiano di irrigidire in uno stereotipo le persone: non tutti i baby boomers, per esempio, sono uguali ne' condividono identiche esigenze. Alle aziende tuttavia spetta il compito di promuovere la reciproca conoscenza tra i loro dipendenti: i giovani devono sapere qual è il background di quelli più anziani e questi ultimi ascoltare le aspirazioni dei giovani". A dirlo con un sorriso deciso ma rassicurante, e' Vince Molinaro, Global Managing Director Leadership Solutions di Lee Hecht Harrison, società di The Adecco Group.

Occorre poi scardinare alcuni luoghi comuni, andare oltre una serie di concetti che nel mondo del lavoro di oggi sono ormai obsoleti. E Molinaro, che ha ridisegnato la visione della leadership ne "Il contratto di leadership"( Guerini Next editore), suggerisce tre punti:

1. Favorire il reverse mentoring
"Un tempo i colleghi più anziani insegnavano ai nuovi arrivati. Oggi è invece cruciale intersecare le competenze e creare il giusto ambiente perché questo accada. Si tratta di puntare sul reverse mentoring, un processo di apprendimento e insegnamento continuo dove tutti, a seconda dei momenti, sono chiamati a insegnare o imparare qualcosa".

2. Saper essere sia leader sia seguace
"Rivestire il ruolo di numero 1 e' complesso e, per riuscirci al meglio, occorre sottoscrivere impegni precisi e sfidanti. Ma, lavorando in team, un vero leader con intelligenza e scaltrezza deve capire se una certa situazione richiede che lui faccia un passo indietro per seguire quanto stanno dicendo altri colleghi".

3. Preparare un piano B
"Non contano gli anni sulla carta di identità o in azienda, non importa che tu senta scricchiolare la tua poltrona o che sia felicissimo di stare in quell'ufficio. Il consiglio per tutti e': preparare un piano B. Viviamo in un mondo in cambiamento rapido e spesso imprevedibile. Non possiamo lasciarci travolgere: bisogna agire in anticipo. Anche se il piano B non vedrà mai luce in concreto, definirlo trasmette la sensazione di avere comunque sotto controllo la propria identità professionale e di saperla declinare anche in contesti nuovi. Dedicarsi a un piano B non è una via di fuga, ma una efficace strategia di carriera".


I contenuti di questo post sono stati prodotti in collaborazione con The Adecco Group Italia. © Riproduzione riservata.
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Vince molinaro: “generazioni diverse lavorano bene insieme con il reverse mentoring”

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Sono 5 le generazioni che secondo l'Harvard Business Review per la prima volta nella storia stanno per lavorare insieme: si va da quelli che la rivista Usa chiama "tradizionalisti", ovvero coloro che sono stati registrati all'anagrafe prima del 1946, fino alla Generazione 2020, sigla che battezza sotto una statistica demografica i ragazzi nati a partire dalla fine del secolo scorso.

Ma se anche ci si limita alla situazione più comune, quella che vede fianco a fianco Baby boomers e Millennials, si nota come il rapporto sia spesso ingessato, se non avvelenato, dalla diffidenza: junior e senior si percepiscono, seppure per ragioni diverse, come reciproca minaccia.

Si può disinnescare questo pericolo e favorire un dialogo efficace tra gruppi così eterogenei? "Le etichette rischiano di irrigidire in uno stereotipo le persone: non tutti i baby boomers, per esempio, sono uguali ne' condividono identiche esigenze. Alle aziende tuttavia spetta il compito di promuovere la reciproca conoscenza tra i loro dipendenti: i giovani devono sapere qual è il background di quelli più anziani e questi ultimi ascoltare le aspirazioni dei giovani". A dirlo con un sorriso deciso ma rassicurante, e' Vince Molinaro, Global Managing Director Leadership Solutions di Lee Hecht Harrison, società di The Adecco Group.

Occorre poi scardinare alcuni luoghi comuni, andare oltre una serie di concetti che nel mondo del lavoro di oggi sono ormai obsoleti. E Molinaro, che ha ridisegnato la visione della leadership ne "Il contratto di leadership"( Guerini Next editore), suggerisce tre punti:

1. Favorire il reverse mentoring
"Un tempo i colleghi più anziani insegnavano ai nuovi arrivati. Oggi è invece cruciale intersecare le competenze e creare il giusto ambiente perché questo accada. Si tratta di puntare sul reverse mentoring, un processo di apprendimento e insegnamento continuo dove tutti, a seconda dei momenti, sono chiamati a insegnare o imparare qualcosa".

2. Saper essere sia leader sia seguace
"Rivestire il ruolo di numero 1 e' complesso e, per riuscirci al meglio, occorre sottoscrivere impegni precisi e sfidanti. Ma, lavorando in team, un vero leader con intelligenza e scaltrezza deve capire se una certa situazione richiede che lui faccia un passo indietro per seguire quanto stanno dicendo altri colleghi".

3. Preparare un piano B
"Non contano gli anni sulla carta di identità o in azienda, non importa che tu senta scricchiolare la tua poltrona o che sia felicissimo di stare in quell'ufficio. Il consiglio per tutti e': preparare un piano B. Viviamo in un mondo in cambiamento rapido e spesso imprevedibile. Non possiamo lasciarci travolgere: bisogna agire in anticipo. Anche se il piano B non vedrà mai luce in concreto, definirlo trasmette la sensazione di avere comunque sotto controllo la propria identità professionale e di saperla declinare anche in contesti nuovi. Dedicarsi a un piano B non è una via di fuga, ma una efficace strategia di carriera".


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