La parità fa male alla sessualità femminile? 

Un libro scatena il dibattito: la parità sessuale nuoce alla sessualità femminile? Le femministe insorgono, ma anche gli autori del saggio non hanno tutti i torti...

di Sofia Natella  - 13 Giugno 2011
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Vi ricordate del libro One billion wicked thoughts? Noi ne avevamo già parlato qui, parlando della sessualità vista dal web in seguito agli studi raccolti  nello scandaloso saggio dagli autori, che hanno svolto indagini in lungo e in largo, analizzando praticamente tutto quanto c'è di pornografico, erotico e sessuale in rete , prima di trarre le loro conclusioni.

Ebbene, a poco distanza dalla già discussa pubblicazione del libro, Un milione di pensieri sconci (questa la traduzione del titolo) e i suoi autori - Ogi Ogas e Sai Gaddam - tornano a far parlare di sé grazie a un dibattito che è partito dagli States per arrivare fino a noi, da La Stampa a altre pubblicazioni. In particolare, la domanda su cui si stanno scaldando gli animi (e non in senso passionale) è: la parità sessuale fa male alla sessualità femminile?

Calma. Prima di rispondere, ascoltate le ipotesi dei contendenti.

Secondo gli studiosi, il tentativo di raggiungere la tanto agonia parità sessuale e di emanciparsi dal cliché donna-lava-stira, ha comportato un tracollo nella sessualità femminile, in cui le donne - la pari degli uomini, stavolta - non riescono più a identificarsi e sono disorientate, con il risultato che anche i rapporti sessuali si sono fatti via via meno soddisfacenti. In particolare, secondo Ogas e Gaddam - questo è il principale oggetto di scontro - la donna patirebbe questa mancanza di soddisfazione perché, nonostante cerchi (giustamente) la parità con l'uomo in tutti gli ambiti, in realtà a letto preferisce essere dominata. In definitiva, la conclusione dei due studiosi è che la ricerca delle pari opportunità e dell'uguaglianza tra i sessi sia stata tutt'altro che benefica per le donne, che soffrono problemi di scarsa libido. Perché? Come spiega Ogas: «Se un’imprenditrice sta cercando di approcciare sessualmente il partner con gli stessi atteggiamenti che si adottano nei riguardi del lavoro, le sarà difficile provare desiderio».

A questo punto, le femministe si sono infervorate, tacciando di maschilismo i due autori, che però hanno prontamente replicato che la parità di genere rappresenta un indubbio progresso dal punto di vista della società, ma che non dovrebbe riguardare la sessualità...

Chi ha ragione? O meglio: qual è la soluzione?

Se avessero ragione gli studiosi dovremmo forse rinunciare ai traguardi raggiunti a favore del piacere sessuale e della libido? O dovremmo diventare solo più distaccate in merito all'argomento, forse, anche in questo caso, un po' più come gli uomini?

E forse proprio qui sta l'inghippo: la parità troppo spesso non viene considerata come uguaglianza di diritti nel rispetto delle diversità tra i sessi - che ce ne siano è indubbio - ma come un'uniformasi al modello vigente. Quello maschile. Allora sì, che la teoria di Ogas e Gaddam ha senso, perché in qualche modo per riuscire a imporci nel lavoro e nella società si sono spesso adottati gli stessi comportamenti e gli stessi atteggiamenti degli uomini e abbiamo abbandonato alcune insostituibili caratteristiche femminili, che peccato. Il risultato è che ci troviamo tutti un po' più simili e parimenti confusi. A dispetto del torto o della ragione, questa disputa suggerisce però un cambio di direzione nell'idea stessa di parità: che non sia più un'omologazione, ma l'opportunità di fare le stesse cose, ognuno a modo suo.

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