Se mi innamoro... sarà con l’iPhone 

Furoreggiano in America (e stanno arrivando anche in Italia) le app che “localizzano” l’anima gemella a pochi metri da noi. Sono molto pratiche, intriganti e riducono le delusioni. Manderanno in pensione il colpo di fulmine?

di Antonella Boralevi  - 02 Gennaio 2012
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La Presse

 

Per ora è meglio che andiate a cercarle a New York. Ma stanno arrivando anche in Italia. Sono applicazioni per l’iPhone, insieme nuovissime e disperate. Questo, però, cerco di argomentarlo dopo. Per cominciare, vi racconto come funzionano.

Ci si iscrive, compilando il solito profilo: chi sei, cosa vuoi dalla vita, quanti cocktail bevi al giorno. Poi si scarica l’applicazione e si spera nella provvidenza. Perché questa magica sequenza elettronica è capace di individuare la nostra posizione (al bar, in casa, in metro, in ufficio, persino al gabinetto) e di dirci in qualche secondo se un profilo compatibile con il nostro si trova nelle vicinanze. Dopodiché, noi possiamo mandargli una email o un sms e invitarlo a bere un drink o un caffè. Ed è ragionevole aspettarsi che lui/lei risponderà di sì. Altrimenti, perché avrebbe fatto l’iscrizione e pagato per mettere sul suo iPhone uno dei nuovissimi cercapersone?

Queste applicazioni sono superutilizzate a New York, Miami, Seattle, Denver, insomma nei posti più di tendenza degli States. E, a pensarci, sono geniali. Si fondano sulla constatazione che nessuno riesce a stare da solo, ma rispetto alle agenzie di incontri online e tradizionali introducono un elemento rivoluzionario. La disponibilità.

Non importa se tu sei l’uomo della mia vita (forse), importa che in questo esatto momento ti trovi a qualche metro da dove sono io. Chi sei sei, l’importante è che tu sia qui. È piuttosto riduttivo sul piano della relazione amorosa, ma molto pratico. Tiene conto del dato di realtà. Chi riesce più a frequentare possibili luoghi di incontro (palestra, centri sportivi, corsi vari)? La maggior parte del tempo lo si passa chiusi in macchina negli ingorghi o schiacciati dentro un vagone della metropolitana. Restano le cene degli amici, ma, se gli altri sono sposati, il single si ritrova solo e spaiato; se gli altri sono single, il gruppo è così affiatato che a nessuno viene in mente di infilarsi in una relazione. L’idea di incontrare il primo che passa diventa dunque piuttosto accattivante.

Del resto, e l’applicazione lo chiarisce subito, non è detto che bere insieme qualcosa preluda all’inizio di una storia. Ma è evidente che, se non si conosce nessuna persona nuova, è impossibile avviare qualunque rapporto. Di più: trattandosi di un incontro “casuale”, siamo autorizzati a tenere basse le aspettative. E questo, alla distanza, si rivela un vantaggio: perché è più difficile restare delusi ed è più facile essere concilianti.

Gli americani, è vero, ogni giorno inventano qualcosa di nuovo per fare accoppiare i single. Vi ricordate di certo, per esempio, la tecnica dei “5 minuti” in cui si passava da un interlocutore all’altro scambiandosi di posto al suono di una campanella?

Qui, però, siamo in territorio completamente nuovo. L’idea non è più quella di cercare un partner, bensì di vedere cosa c’è su piazza. Titilla la curiosità e anche la fantasia, così comune, di “fare l’amore con uno sconosciuto”. Soprattutto cambia la nostra idea dell’amore. Che non è più né ricerca né colpo di fulmine, ma pura questione logistica. Chi c’è c’è, basta che sia in zona.

 

Tre applicazioni per trovare un partner: WhosHere, HowAboutWe e OkCupid. Le ultime due non sono ancora arrivate in Italia. Ma hanno già conquistato New York.

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