Se il partner diventa uno sconosciuto 

Il marito perfetto che in realtà è un traditore. O che si trasforma in un violento. Le cronache sono piene di casi del genere. E molti di noi lo hanno sperimentato nella loro vita. Il compagno, un figlio, l’amico che credevamo di conoscere a fondo all’improvviso si rivela una persona completamente diversa. Perché avviene, e perché non sappiamo (o non vogliamo) cogliere i segnali del suo cambiamento è il tema del nuovo libro di una celebre psicoterapeuta, Gianna Schelotto. Ne abbiamo parlato con lei

di Lavinia Rittatore  - 04 Aprile 2011
 

Il libro si apre con una provocazione: un uomo è davanti a una donna che lui è convinto di aver già incontrato. Garbatamente indaga: in quale città vive, in che strada abita, e a quale numero civico? La sorpresa dei due cresce a ogni risposta, fino alla rivelazione finale: «Allora, cara signora, io credo che non vi siano più dubbi: ci siamo già visti e lei è la mia legittima consorte» esclama lui sollevato.

Non a caso l’ultimo saggio della celebre psicoterapeuta Gianna Schelotto, Noi due sconosciuti - Viverti accanto e non sapere chi sei (Mondadori), inizia con una citazione da La cantatrice calva di Eugène Ionesco, celebre scrittore teatrale francese, le cui opere sono definite “teatro dell’assurdo”. E infatti le cose assurde che si combinano per “non” vedere magagne e difetti che potrebbero farci soffrire ci portano molto spesso a non sapere più davvero chi sono mariti, mogli, figli, genitori, fratelli, amici intimi.

E più la “cecità” avanza, più il rischio di trovarsi devastati quando bisogna aprire gli occhi di fronte a un tradimento, a un comportamento inaspettato, ad azioni non condivise, cresce a livelli allarmanti. «Dalle cronache rosa e nere degli ultimi anni e dalle rivelazioni dei miei pazienti risulta che la questione della doppia vita sia un problema molto diffuso» rivela Gianna Schelotto. «E che ci sono troppe persone che non si accorgono che il partner oppure un congiunto si stanno costruendo un’altra realtà, che stanno cambiando pelle».

     

E per questo che una mattina ci si sveglia e di fronte alla novità si esclama “Non so più chi sei”? «Tutti noi nascondiamo un giardino segreto, delle cose che non confessiamo a nessuno, e questo è salutare. Ma quando la relazione perde di qualità, questo giardino segreto può diventare il rifugio di sentimenti ostili, di aggressività, di rancore. Chi è in queste condizioni può sviluppare una seconda vita che sia fantastica o praticata, escludendo completamente l’altro».

Può fare un esempio? «Penso alle donne che convivono con uomo che le tradisce o che va a prostitute. O a mariti le cui compagne si prendono allegre evasioni. Il traditore cerca di nascondere all’altro i suoi comportamenti; e l’altro, troppo convinto di conoscere perfettamente il partner, non osserva, non guarda, e non capisce. O non vuole capire».

In che senso non vuole capire? «C’è un detto: il cornuto è sempre l’ultimo a saperlo. E questo non perché sia stupido, ma perché per ogni persona tradita accettare la verità è un dolore enorme e quindi tende a non vedere i segnali».

Allora non ci si può fidare di chi ci vive accanto? «No, non è questo il punto. C’è differenza tra fiducia e affidamento, anche se il vocabolario li dà come sinonimi. Affidamento ha un che di regressivo e infantile. Un bambino si affida ai suoi genitori, crede a tutto quello che dicono e che promettono. Ed è giusto perché un bambino per crescere deve credere senza riser ve a mamma e papà. I problemi arrivano quando si è già cresciuti. Ed è in questa fase che bisogna fidarsi responsabilmente».

Che cosa vuol dire fidarsi responsabilmente? «Bisogna essere corresponsabili: “Lui/lei non mi tradirà mai” è una convinzione che deve uscire dal nostro orizzonte. A che titolo non ci sfiora il dubbio che il partner possa ricevere stimoli dal mondo esterno? E solo un modo per chiuderci dentro un bozzolo rassicurante fatto di certezze granitiche. Come quella di dirsi “mio figlio tanto non fumerà mai uno spinello”. O non volersi accorgere che una figlia che pesa 30 chili soffre di anoressia. Bisogna invece accettare che l’altro possa avere le sue ambivalenze, che possa cambiare. La frase “mi ama come il primo giorno” è una sciocchezza, è un ostinato rifiuto alla trasformazione altrui che negli anni inevitabilmente avviene. Come si fa a dare per scontato che quello che ieri era vero, oggi lo sia altrettanto e domani anche?».

Le pagine di cronaca ci informano di madri ignare degli abusi dei mariti nei confronti delle figlie. Come è possibile vivendo sotto lo stesso tetto? «Non sanno o non vogliono sapere? Anche qui c’è un meccanismo psicologico inconscio che impedisce di accettare che tuo marito pratichi l’incesto e quindi di vedere l’uomo che hai sposato per quello che è. Poi scattano anche altri meccanismi, come la paura dello scandalo, il timore nei confronti della persona che si macchia di queste azioni. Ma pensiamo anche a quei vicini che dichiarano “ma era tanto una brava persona”, quando viene fuori che la brava persona è un sanguinoso assassino. Mi vengono in mente il caso dei pluriomicidi di Erba, Olindo e Rosa, o di Erika e Omar, che hanno ucciso la madre e il fratellino di lei a Novi Ligure».

Ma abbiamo letto di attrici come Sandra Bullock, esterrefatta dai molteplici tradimenti del consorte, o Anne Hathaway, affranta perché il fidanzato si è rivelato un truffatore di professione. Tutte illuse e credulone?
«Le loro storie assomigliano ad alcune che racconto nel libro. La credulità è molto trasversale. Racconto la vicenda di una donna che per anni ha avuto un amante, un delinquente, che le ha detto bugie su bugie, mettendo anche a rischio la sua vita. E lei, nonostante i segnali, non ha mai voluto andare a fondo. Solo un evento imprevisto le ha fatto scoprire veramente chi fosse quell’uomo. Ma c’è anche la vicenda di una sorella convinta di essere stata fondamentale nella vita del fratello, che all’improvviso viene a sapere un’altra, amara, verità. La sofferenza di queste donne deluse è autentica e profonda. Perché l’inconscio, per autodifesa, ha impedito loro di comprendere i fatti».

Tornando al giardino segreto di cui parlava prima, quello che tutti dobbiamo coltivare ma che può dare frutti avvelenati, come si trova un equilibrio tra la giusta salvaguardia di una sfera intima e la colpevole omissione, quando ci si relaziona a un partner, un amico, un genitore, un figlio?
«Ciascuno deve trovare il suo equilibrio. Faccio un esempio. Un mio paziente mi ha confidato che quando la moglie lo chiama sul cellulare gli chiede sempre: “Dove sei?”, e lui le risponde immancabilmente dandole un indirizzo sbagliato, un posto diverso da dove si trova. Gli ho domandato il perché e la sua risposta è stata: “Mi sento assillato”. La sua è una piccola fuga che potrebbe essere l’inizio di una seconda vita. Probabilmente se la moglie sapesse di queste bugie ci rimarrebbe malissimo e guarderebbe il marito come un estraneo».

L’esistenza di Internet o di uno smartphone, cambia la vita del nostro giardino segreto?
«Il mondo virtuale ti permette di agire in uno spazio tutto tuo, che può escludere tutte le persone che ti circondano. Qui puoi costruire relazioni impalpabili, vivere i tuoi sogni e i tuoi desideri di evasione con un numero imprecisato di sconosciuti: è la dilatazione del tuo giardino segreto. Se si limita a essere una valvola di sfogo, non c’è nulla di male. Ma se è una fuga, un nascondiglio dove far crescere ostilità, rancore, frustrazione sentimentale, il rischio che se ne emerga sempre più “sconosciuti” è elevatissimo».      

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