Un anello di fidanzamento è per sempre 

Diamanti o non diamanti, di prima o di seconda mano, femminile o maschile, l'anello di fidanzamento come lo conosciamo è un'"invenzione" piuttosto recente. Ma sicuramente sarà dura a morire. Un po' di storia e di geografia del rito che suggella la proposta di matrimonio

di Giulia Blasi  - 30 Marzo 2009

La tradizione va così: lui si inginocchia (o va dal padre di lei) e le chiede di sposarlo (o lo chiede al padre di lei); lei dice sì o no (o lo dice il padre di lei, preferibilmente previa consultazione), e a seconda della risposta lei si mette o meno al dito l'anello che segnala il suo impegno ufficiale a sposare la persona che gliel'ha chiesto. Una tradizione più o meno identica in ogni parte del mondo, ad eccezione di rare e sparse società matriarcali. Il fidanzamento, inteso come dichiarazione di intenti matrimoniali, è un'operazione antichissima; l'anello di diamanti, invece, un po' meno. In effetti, l'anello di fidanzamento come lo conosciamo è stato inventato direttamente dalla celeberrima compagnia mineraria De Beers, primi importatori di diamanti dal Sud Africa, e responsabili della popolarizzazione delle gemme come decorazioni, migliori amici delle donne e compagni eterni. In effetti, anche lo slogan "Un diamante è per sempre" fu introdotto dalla De Beers nel 1947, per sottolineare il concetto: un diamante non va rivenduto. Anche perché, nella re-immissione sul mercato, il suo valore crolla vertiginosamente, e l'azienda perderebbe una fetta considerevole dei suoi introiti se tutti cominciassero a comprare gli anelli di seconda mano.

Fortunatamente per De Beers, l'anello di diamanti è considerato una prova dello status del fidanzato: più ricco è l'uomo, più grosso è l'anello, e se l'anello è di seconda mano la sposa può anche rimanerci male. Non è un caso che fra i rapper milionari come Jay-Z e Kanye West il trend sia quello di disegnare l'anello di fidanzamento per le future spose, spesso con risultati di rara pacchianeria. Nel caso di Kanye, poi, la storia è finita talmente male da meritare di essere immortalata in un intero disco, 808's & Heartbreak.

Chi invece non si fa problemi a comprare un anello di seconda mano, almeno negli States (dove l'usanza è ben più radicata che qui da noi), esiste un sito, I Do Now I Don't, in cui gli abbandonati e le abbandonate prima dell'altare rivendono i pegni del loro amore andato in fumo. Sempre in America usa molto anche donare alla futura sposa i cimeli di famiglia: ci sono anelli che passano di madre in figlio, di generazione in generazione, a testimonianza della durevolezza di un istituto nato principalmente per proteggere i patrimoni, stringere alleanze e assicurarsi che le donne avessero sempre un tetto sopra la testa e di che mangiare (ed è ironico che siano le leggi sul divorzio ad avere introdotto una vera tutela in quel senso).

Ma ci sono anche donne che non intendono rispettare il cerimoniale, e preferiscono fare la proposta. Come ci si regola, in questi casi? Chi chiede dovrebbe offrire l'anello: i gioiellieri britannici, sempre pronti a rispondere a una nuova apertura sul mercato, hanno lanciato gli anelli di fidanzamento maschili. Un nuova moda che non ha ancora attecchito, forse anche a causa dell'ondata di licenziamenti che ha investito il Regno Unito negli ultimi mesi. Ma i costumi cambiano, e forse anche questo, nel tempo, cambierà.

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