Accettare i propri difetti per stare meglio

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Come accettare i propri difetti fisici e stare meglio con se stesse? Risponde l'esperto

Daphne Groeneveld è una delle modelle più ricercate nel fashion system, tanto da comparire nella classifica delle 50 top che vantano la quantità maggiore di sfilate e campagne pubblicitarie del mondo.

Viso dalle proporzioni non proprio leonardesche, con occhi ad altezza diversa e naso imperfetto, la giovanissima modella olandese (classe 1994) sembra più un simpatico anatroccolo che un leggiadro cigno: eppure la moda si è accorta di lei. Segno che i canoni estetici stanno cambiando? O che si è più inclini ad accettare (finalmente) i difetti fisici? Un controsenso, data l'esplosione del ricorso al chirurgo plastico. Evidentemente essere felici, a dispetto di qualche imperfezione fisica, si può.

Ne abbiamo parlato con lo psicoanalista Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all'Università di Bologna, che ci ha suggerito come accettare i propri difetti fisici.

Difetti fisici o caratteristiche peculiari?

Tra dichiarazioni sul vantaggio di essere bruttine (tra le ultime, quella dell'attrice britannica Miranda Hart) e manuali di attrazione per imperfetti, pare che il difetto oggi goda di grande popolarità. C'è del buono in tutto ciò, perché tra le righe si legge l'intento di non inseguire la perfezione (fisica) a tutti i costi.

Eppure molte persone non si piacciono, attribuendo un'eccessiva importanza a quei difetti che invece sono insignificanti, come ad esempio il naso lungo, la bocca larga, i tratti irregolari... tutte caratteristiche che hanno fatto la fortuna di attrici famose.

«Concentrarsi eccessivamente sui dettagli del viso o del corpo, che nella loro imperfezione fanno parte di noi, può avere un'origine lontana, risalente all'infanzia - dice il Prof. Roberto Pani - I commenti o le parole di scherno dei propri compagni di giochi o scuola possono restare impressi: alcuni aspetti caratterizzanti del nostro corpo possono così essere investiti di un significato negativo. In realtà si tratta di caratteristiche che, se accettate e valorizzate, possono rendere una persona più attraente».

Difetti e insicurezza

Non è infrequente che uno specifico difetto fisico diventi il catalizzatore di insicurezze, ciò che inneschi cioè quel meccanismo per il quale non ci piacciamo e ci sentiamo poco sicuri di noi stessi.

«In molti casi l’insicurezza può giocare alcuni scherzi in relazione a certi dettagli fisici - sostiene il Prof. Pani -  Perché per esempio un naso lungo, gambe storte o denti imperfetti diventano capri espiatori del disagio interiore. In breve, si attribuisce al difetto fisico la colpa di sentirsi a disagio con se stessi, mentre magari si tratta di un dettaglio insignificante, notato (e perciò enfatizzato) solo dal soggetto che ne è portatore».

Paradossalmente, trascurarsi e non valorizzare la propria figura nel complesso fa sì che nella relazione con gli altri venga notato più di un dettaglio fisico imperfetto. Accade il processo inverso: la persona preferisce accanirsi su quel piccolo particolare piuttosto che accettare il proprio corpo nel complesso. Ecco che, non piacendosi, ci si valorizza poco, scegliendo abiti inadatti, e si enfatizza a dismisura un dettaglio che altrimenti non darebbe nemmeno nell'occhio.

Come accettarsi

«Cominciamo con il cambiare termine: non più difetti, ma caratteristiche individuali. Tenere presente che queste non solo non sono delle imperfezioni, a meno che non siano eccessivamente vistose, ma possono anche essere interessanti e piacevoli - spiega l'esperto - Fare attività fisica aiuta ad accettarsi, perché si migliora fisicamente, si familiarizza con il proprio corpo, e spinge al confronto con le altre donne, imperfettamente normali».

È importante inoltre trovare dentro se stesse la motivazioni a curare il proprio corpo e a valorizzarsi, a cominciare dai piccoli gesti quotidiani. Una coccola di bellezza, un accessorio particolare, persino cambiare modo di truccarsi e pettinarsi aiutano.

Va ricordato inoltre che i difetti non sono sempre tali, ma spesso possono essere amplificati dal modo in cui si percepisce se stessi.

«La dismorfofobia, il vedersi brutte è un indice di trasformazione soggettiva del proprio corpo che porta a vedere la propria immagine in modo distorto - spiega lo psicologo - In  qualche caso è un fenomeno patologico: si pensi all’anoressia nervosa vera e seria, quando le magrissime si vedono grasse. Sono delle forme di delirio che richiedono il ricorso allo specialista».

Tra empatia e resilienza

Le imperfezioni ci renderebbero inoltre persone più empatiche. Se si ha un difetto (e si impara a convivere con esso) si guarda agli altri con meno severità. In altre parole, è possibile che l'accettazione del proprio difetto fisico porti a stare meglio con gli altri, oltre che con se stessi. È proprio il processo di crescita che porta a essere più empatici verso gli altri.

«Accettando i propri difetti è come se si ottenesse un successo personale che rafforza la propria identità. Ciò permette di  acquistare fascino, interesse e simpatia. Ecco che l'accettazione dei propri difetti diventa anche un 'vantaggio sociale' - spiega l'esperto - Superare i complessi connessi ai propri difetti è molto meno banale di quello che si pensa, perché riguarda ciò che in psicologia si chiama resilienza, ovvero la possibilità di trasformare ciò che è negativo in risorse positive».

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