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Dietro il sintomo l’importanza delle parole 

Molte delle persone che presentano il sintomo anoressico-bulimico nascondono una passato di abusi. Solo il dialogo e la terapia possono dare nuova luce al futuro

di Fabiola De Clercq  - 20 Dicembre 2010
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Perdite affettive importanti, abbandoni e altri eventi traumatici infantili: il cibo diventa un anestetico che permette di non sentire la sofferenza. Un’auto-cura per non pensare.
 

Esiste un dato empirico drammatico: diverse pazienti che si rivolgono all’ABA nel corso del trattamento rivelano esperienze traumatiche tra le quali ricorre anche quella dell’abuso.
Questo dato della nostra esperienza clinica è suffragato ampiamente anche dalla letteratura.
 
In anoressia, bulimia e obesità psicogena, il pensiero ossessivo del cibo protegge la mente  da un groviglio di emozioni come la paura, la rabbia o il desiderio, di fronte alle quali ci si sente fragili e vulnerabili.
 
I disturbi dell’alimentazione non sono malattie dell’appetito, ma raccontano un malessere interiore e profondo, spesso legato ad eventi traumatici del passato. Un dolore nel quale chi soffre si sente intrappolato.
 
L’abuso è ciò che non può essere compreso, quindi condiviso e scelto. È un atto che viene ripetuto, a volte per molto tempo.
 
I bambini abusati vivono nella costante paura che quel momento di tregua, impercettibilmente, incominci a cambiare, imparano a coglierne i segni premonitori e, pur sapendo quello che sta per abbattersi su di loro, non possono sottrarsene.
 
Non resta che convivere con la paura, il terrore, che invadono il cuore nell’attesa di una catastrofe annunciata. Questa sensazione ha spesso un solo significato: la paura della morte. 
  
 
Il ricordo di tutto questo ha un impatto devastante  anche per chi, come il terapeuta, si trova nella posizione di accogliere, il racconto dell'abuso, contenerlo, farci i conti e maneggiarlo.
 
Non basta una seduta, o un semplice colloquio per elaborare un trauma così profondo.
 
La possibilità per gli operatori di fare i conti con l’abuso e i maltrattamenti ha coinciso con un aumento dei racconti di queste esperienze e sono state così affrontate con modalità adeguate a ogni soggetto e a ogni storia.

 
Speriamo che il dibattito aperto possa allargarsi sempre più, affinché nel tempo si dia luogo ad un approccio più strutturato e che la cura di questi gravi sintomi tenga conto anche degli eventi traumatici accaduti le lontano passato delle pazienti.
 

Per loro, anorossiche e bulimiche, ritornare su questo discorso fa riaffiorare ogni volta una sofferenza immensa che resterà tale per molto tempo ancora, il tempo necessario alla sua piena elaborazione. Questa, e solo questa, permetterà più avanti di tornare a vivere, a sentirsi protagoniste della propria vita.
 
- Fabiola De Clercq, Presidente e Fodatrice ABA

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