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Adolescenza: periodo critico per i disturbi alimentari?
 

Il corpo che si trasforma, la bambina diventa donna. Un passaggio difficile che se non vissuto serenamente può trasformarsi in un disturbo alimentare

di Fabiola De Clercq  - 04 Ottobre 2010
Credits: 

Fotolia

 

Il corpo è il luogo dove i conflitti psicologici non risolti si esprimono con una violenza inaudita, spesso inspiegabile.
La mente, luogo dove si annidano le emozioni, i sentimenti, le paure, entra in conflitto con il corpo.
 
Il corpo viene trattato come un nemico temibile che tutt’al più può essere tenuto a bada con strategie contro natura, che lo renderanno presto malato. L’ adolescente sperimenta con angoscia il maturare del suo corpo.
 

Crescere incute paura, terrore.
La tempesta ormonale che investe chi è ancora bambina, precipita su di lei nell’ arco di pochi mesi e la costringe ad assistere, senza che sia perpetrata, alla metamorfosi di un corpo che cambia, si forma, cresce, si allunga e si allarga.
Anche i volumi aumentano, si evidenziano i fianchi che prendono sembianze femminili, nasce il seno.
Tutto cambia senza che niente cambi, senza che si acquistino contestualmente una maggiore solidità, certezze nei confronti della vita.
 
Tutto e tutti sembrano ostili, si è soli a fare i conti con nuove realtà spesso insopportabili.

Manca la capacità di elaborare tutto quello che sta accadendo mentre cresce l’imbarazzo, la vergogna di apparire grandi senza esserlo, di mostrarsi sessuati senza avere sperimentato l'incontro con l’altro sesso, senza essere pronti perché questo possa accadere.
Sentire lo sguardo di un coetaneo, ma più ancora quello dell’adulto che spesso scambia il corpo adolescente per il corpo di una donna, senza potersi defilare da un senso di intrusione spesso violento che crea un costante malessere.

 
È questo il momento in cui iniziano i confronti, il proprio corpo non è simile ad un altro. Si cerca un corpo ideale a cui si vorrebbero rubare quei tratti somatici che potrebbero restituire un’immagine di sé sentita perfetta.
 
Il corpo magro deprivato dei segni sessuali appare come un compromesso valido per entrare sulla scena della vita nel modo meno visibile, rendendo visibile, cosi si spera, il disagio psicologico. L’ideale della magrezza entra in scena come un antidoto delle angosce.
 
Nella donna adulta il corpo magro ha una funzione simile. Diventa un valore, l’unico, in quanto mancano gli strumenti che permettono di spostare lo sguardo verso l’amore, verso l'incontro con l'altro, a cui fare dono del proprio desiderio, incontrandosi.
 

Quando mancano questi presupposti è del proprio corpo che ci si innamora, cercando in ogni modo di plasmarlo per renderlo simile ad un altro, creduto perfetto.
 

Per tentare quindi di rettificare la propria immagine, un’immagine che per conflitti psicologici irrisolti non si accetta, si incorre in una serie infinita e non più controllabile di sofferenze.
 
Per questa ragione occorre interrogarsi soggettivamente, evitando di perdere tempo con la credenza che domani si potrà smettere senza elaborare le cause dei violenti maltrattamenti ai quali ci si sottopone.
 

Il sintomo anoressico-bulimico è l’espressione di un disorientamento, di un'insoddisfazione nei confronti della propria immagine che ha le sue radici in tempi molto precoci.

L’inseguimento di un corpo idealizzato, che non ha niente di reale, che non trasforma per davvero quello che non si accetta di sé, deve essere elaborato e risolto all’interno di un lavoro psicoterapeutico.
 


È cosi, e solo cosi, che si potranno prendere le distanze da altre sofferenze, recuperando le redini della propria vita, preparandosi, a un incontro d’amore.
 
- Fabiola De Clercq, Fondatrice e Presidente ABA

 

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