L’immaginario della moda 

Milano Fashion Week: le top model calcano le passerelle ed esibiscono corpi filiformi e androgini. Un modello imitato da troppe ragazzine, che per arrivare alla taglia 38 dei loro idoli entrano nel tunnel dell'anoressia senza quasi rendersene conto

di Simona Chiozzi  - 27 Settembre 2010
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MONDADORI/TOMBOLINI

Costumi seconda pelle rigorosamente in nero per l'estate Parah. L'abito da spiaggia diventa un capo trasformista: top, gonna, dress monospalla, a fascia e con fiocchi. I tagli sartoriali si ispirano alla corsetteria degli anni Sessanta. E ancora grandi parei foulard esplosivi nella scelta del colore. Bikini che ricordano dipinti di pittori macchiaioli e impressionisti. L'accessorio indispensabile: maxi collane

 

Pur non essendo la prima e unica causa dei disturbi alimentari, la moda influenza notevolmente l’immaginario femminile, proponendo troppo spesso il modello della donna androgina e scheletrica.
 
Questo non avviene solo attraverso le sfilate e le foto, ma anche con la diffusione di abiti che per stare bene richiedono un corpo asciutto e filiforme.
 
L’intervento del governo spagnolo nel 2006, che per denunciare l’eccessiva magrezza delle modelle bandiva la taglia 38 dalle passerelle, ha avuto un effetto paradossale: molti stilisti hanno infatti sposato la causa sostituendo al numero 38 il numero 40. Di fatto, l’unico cambiamento avvenuto, è stata una riduzione di tutte le taglie.
Lo scopo è commerciale: sulla passerella, gli stilisti vogliono mettere in risalto i loro abiti. mostrare i dettagli sartoriali, le linee del capo, le caratteristiche del tessuto.
 
Le forme di una donna florida e sana, affascinante nella sua naturale femminilità distoglierebbero dall’abito.
Personaggi come Marilyn Monroe e Sofia Loren hanno trovato il loro spazio negli anni ’50-’60. In quegli anni il mondo si riprendeva gradualmente dalla Seconda Guerra Mondiale, da un periodo di sofferenze e difficoltà in cui spesso mancavano i beni di prima necessità. Dopo tanto dolore, ciò che le persone ricercavano era il benessere, la serenità: una donna formosa come rappresentava in questo senso l’emblema della salute, aiutava a dimenticare un periodo di ristrettezze e sacrifici.
 
Oggi non è certo più così; ci troviamo nell’epoca del consumismo in cui esiste un prodotto per ogni esigenza, in cui non manca niente. Possiamo comprare qualsiasi cosa a ogni ora del giorno o della notte, il cibo è presente in ogni forma e luogo.
 
La magrezza non rappresenta più un rischio ma una scelta, testimonia la capacità di sapersi controllare di fronte alle tentazioni quotidiane, di essere più forti, vincenti e superiori agi altri.
 
In questo senso le modelle sono chiamate a rappresentare l’emblema di una forza di volontà falsa, perché nel momento in cui contraddicono questo circolo vizioso, confermano e portano avanti quello che caratterizza l’ambiente della moda.
 
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