Se non mi guardi non esisto 

Sfuggire e nascondersi dagli sguardi che spaventano. Scappare e annullarsi fino anche a morirne. Ma uscire dal tunnel dei disturbi alimentari non è impossibile.

di Fabiola De Clercq  - 20 Giugno 2011
Credits: 

Photoshot

 

Nei cartoni animati si vede molto spesso la scena del gatto che scappa dal cane. La sua corsa è disperata, un cane lo segue, è spaventato. Il gatto corre, perché ne è capace. Si arrampica sopra un albero, perché ne è capace. Poi, arrivato sul ramo più alto, si è messo in salvo.
Resiste, perché ne è capace. La postazione raggiunta è ideale per vedere tutto, controllare tutto e essere finalmente visto da tutti. Il cane, nel frattempo, si è addormentato, battuto.
Il gatto, dall’alto, sulle prime si sente leggero, sollevato. Si sente irraggiungibile.
 
La gente intorno continua a vivere, a prendere decisioni. Va al cinema, in bicicletta. Il gatto vede tutto ed è visto da tutti. La gente comincia ad accorrere ai piedi dell’albero. Qualcuno lo guarda, con angoscia o curiosità, altri lo chiamano. Poi ci rinunciano. Il gatto non scende, malgrado i pallidi gesti altrui. È salito senza accorgersene, i movimenti dettati dall’urgenza, la soluzione più pratica, l’albero, era lì. Per nessuna ragione sarebbe pronto a scendere per tornare dov’era prima, perdere i tornaconti che la sua posizione verticale gli offre.
 
La sua è una scelta precisa. Fidarsi e affidarsi è impossibile. Sono rimaste tra rami e foglie, la paura di sopportare la solitudine, la paura di scendere. Intanto però muore di fame. Fino a quando l’altro non fa breccia nel muro dell’isolamento.
Talvolta poter dire “anche io”, avere un riscontro in una storia lontana, nella parola dell’altro, aiuta a leggere la propria. Per questo motivo, vent’anni fa, ho deciso di scrivere.
Seduta a un tavolo, lo stesso sul quale per quasi vent’anni costruivo paralumi di ogni genere, ho preso atto di una necessità. Era indispensabile dare un nome a una patologia, nominarla come tale, rompere un silenzio.
 
- di Fabiola De Clercq, Fondatrice ABA

Con questo articolo si apre il nuovo Abanews, per tanti anni cartaceo e oggi in un nuovo formato.
Negli anni ‘90 è stato un modo per parlare di disagio a  chi aveva bisogno di leggere quello che nessuno diceva e grazie ad esso in molti hanno  potuto incominciare a capire.
Oggi, come ieri, Abanews è un aiuto per comprendere il profondo disagio  che si nasconde dietro le difficoltà nel rapporto col cibo.

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
 
 
salute/anoressia-solitudine$$$Se non mi guardi non esisto
Mi Piace
Tweet