Non è detto che bio sia meglio 

Gli ultimi dati di Coldiretti testimoniano la passione degli italiani per il biologico. Ma la qualità di questi cibi è davvero più alta?

di Valeria Colavecchio
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Corbis

 

A seminare il dubbio è un’inchiesta dell’associazione Altroconsumo, secondo cui gli alimenti bio non sarebbero molto diversi da quelli convenzionali.

● I CIBI SONO PIÙ NUTRIENTI? «Abbiamo confrontato in laboratorio oltre 100 prodotti che si trovano dal fruttivendolo e al supermercato» spiega Emanuela Bianchi del Centro competenze alimentazione e consumo di Altroconsumo. «Sali minerali, vitamine e altri nutrienti sono presenti grossomodo nelle stesse quantità nei cibi bio e in quelli tradizionali, per cui è stata usata la chimica». Una conclusione che sembra smentire i numerosi studi che riconoscono un maggior potere antiossidante agli alimenti “verdi”. «In realtà, tra vegetali cresciuti a parità di condizioni, quelli bio sono superiori» dice Laura De Renzo, ricercatrice della sezione di Nutrizione clinica e nutrigenomica dell’università di Tor Vergata di Roma. «Ma nei negozi compriamo alimenti con origine e metodi di coltivazione diversi. E allora possono essere più nutrienti i pomodori dei campi assolati della Sicilia rispetto a quelli bio di una serra olandese».
● E SONO PIÙ SICURI PER LA SALUTE? Secondo Altroconsumo, la differenza è minima anche esaminando la presenza di pesticidi e fertilizzanti. «In laboratorio abbiamo trovato residui chimici maggiori nelle colture tradizionali, ma i valori erano quasi sempre entro i limiti di legge. E spesso da 10 a 100 volte più bassi» dice Bianchi di Altroconsumo. Puntualizza De Renzo: «Dobbiamo tenere conto degli effetti a lungo termine sulla salute». Secondo il progetto Sabio promosso dal ministero delle Politiche agricole, chi segue una dieta bio mostra un aumento del colesterolo “buono” e una diminuzione delle infiammazioni». Cosa comprare, allora? «Il bio è un’ottima scelta per i prodotti freschi, ma non è l’unico criterio d’acquisto» suggerisce De Renzo. «A volte si rispetta di più l’ambiente comprando alimenti a chilometro zero: non si inquina l’atmosfera con le emissioni di gas dei mezzi usati per trasportarli da un Paese all’altro».

Nel 2015 gli acquisti sono aumentati del 20% e la spesa annua ha superato i 2,5 miliardi di euro

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