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Candida, vaginosi e vaginiti: cosa sono e come distinguerle 

Essendo infezioni femminili molto comuni, che provocano sintomi sovrapponibili come prurito e perdite, spesso molte donne tendono a confondere vaginiti e vaginosi batteriche: ecco come riconoscerle

di DonnaModerna.com consiglia
 

Il nostro microbiota vaginale, ovvero l’insieme di microrganismi presenti naturalmente nella vagina, è un ambiente estremamente dinamico, che muta in relazione a una serie di condizioni innanzitutto fisiologiche, come ad esempio durante le mestruazioni o anche a seguito di rapporti sessuali non protetti o frequenti.

«Conoscere il microbiota è fondamentale per una corretta salute vaginale e vescicale – spiega la dottoressa Alessandra Grazziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell‘Ospedale San Raffaele Resnati di Milano – Anche una condizione di stitichezza può essere causa di una variazione percentuale della popolazione che abita la vagina. In questo caso è favorita la migrazione di germi (come ad esempio escherichia coli ed enterococcus faecalis) dall'intestino alla vagina, determinando una conseguente controcolonizzazione patologica».

Tra le altre cause di alterazione rientrano senza dubbio anche l’uso di tamponi interni così come l’eccessivo ricorso a lavande interne, che alterano in modo eccessivo il microbiota vaginale.

Per conoscere la situazione del microbiota, è fondamentale misurare il pH vaginale, ovvero il livello di acidità o di basicità della vagina.

«In condizioni ideali di una donna in età fertile (ovvero dai 12 anni ai 50 anni circa) il pH si aggira mediamente intorno a 4 – aggiunge la dottoressa Grazziottin – Questo significa che la donna ha una normale produzione di estrogeni che stimolano le mucose vaginali a produrre lo zucchero glicogeno, preziosissimo per la salute della vagina. Quando il pH si alza però, ecco che cambia la popolazione e aumentano germi finora minoritari».

Per capire se il pH è cambiato, solitamente si ricorre ad uno stick per la sua misurazione: si tratta di una semplice e immediata diagnosi ambulatoriale, ma fondamentale per far capire alle donne come sono fatte e che tipo di intervento adottare per ripristinare un pH impeccabile.

Ora le donne hanno una grande opportunità: fare questa valutazione da sole a casa con Gyno-Canestest, un apposito stick acquistabile in farmacia che, con un cambio di colore sulla punta del tampone, in soli 10 secondi indica, con una precisione di oltre il 90%, se il pH delle secrezioni vaginali è normale oppure elevato, offrendo così la possibilità di prendere il controllo della propria salute intima attraverso l’individuazione facile e veloce del tipo di infezione in atto nelle parti intime.

«Dobbiamo infatti distinguere tra le vaginosi, che sono alterazioni numeriche percentuali delle popolazioni che abitano il nostro microbiota vaginale, dalle vaginiti, che sono invece provocate dalla presenza di invasori esterni, oppure da una crescita decisamente eccessiva di una popolazione residente nel microbiota» commenta l’esperta.

Essendo infezioni femminili molto comuni che provocano sintomi sovrapponibili come prurito e perdite, spesso molte donne tendono a confonderle, nonostante in realtà siano problematiche molto diverse che richiedono una cura specifica ed esclusiva. Per questo è prioritario imparare a distinguerle, e grazie all’utilizzo di un tampone vaginale come Gyno-Canestest è possibile diagnosticare il tipo di infezione e selezionare così il trattamento corretto.

L’uso del tampone è facile e intuitivo: è sufficiente inserire il tampone nella vagina, per poi estrarlo e attendere 10 secondi: se la punta del tampone diventa verde/blu significa che il pH è elevato e sulla base dei sintomi che la donna manifesta, potrebbe essere in corso una vaginosi batterica, o un‘infezione da Tricomonas, se non cambia colore invece significa che il pH è nella norma, motivo per cui, se sono presenti perdite biancastre e prurito, probabilmente è in atto una candidosi, ovvero lo sviluppo eccessivo nell’ambiente vaginale di un lievito, la Candida albicans, che provoca fastidio e perdite ma non altera il pH vaginale.

«In caso di vaginosi batterica (e non vaginite), ovvero della modifica della distribuzione percentuale delle popolazioni del microbiota – suggerisce la dottoressa Grazziottin – l’azione fisiologicamente impeccabile è quella di introdurre in vagina elementi che favoriscano il pH ottimale, ovvero probiotici o altri lactobacilli amici che vanno in supporto dei lactobacilli esistenti per ripristinare l’equilibrio e rinforzare la popolazione amica, e anche acido lattico e glicogeno: l‘acido lattico agisce sul momento, mentre il glicogeno stimola la produzione di acido lattico e mantiene il microbiota fisiologico impeccabile nel tempo».

Per questo in presenza di vaginosi batterica può essere d’aiuto Gyno-Canesbalance VB Gel, un nuovo gel vaginale che contribuisce a regolare il pH fisiologico della vagina, elimina gli sgradevoli odori legati alla vaginosi batterica, riduce la crescita dei batteri patogeni e aiuta i batteri benefici (lattobacilli) a ripristinare l’ambiente naturale.

Ogni donna infine può favorire la salute del proprio microbiota adottando alcuni accorgimenti intelligenti, come un‘alimentazione ricca di fibre (pre-biotici) che favoriscono la funzionalità intestinale e il benessere del microbiota vaginale, nonchè il ricorso a probiotici, prebiotici e simbiotici, per mantenere sano l’intestino e preservare così la vescica e la vagina da problemi di tipo infettivo e infiammatorio.

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