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Cuore: vent’anni di ricerca e di prevenzione 

Ma ancora non basta: 12 milioni di persone ogni anno nel mondo muoiono di infarto e ictus

di Neva Ganzerla  - 07 Febbraio 2011
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Fotolia

 

È allarme rosso per il nostro cuore: nel mondo oltre la metà delle donne muore per malattie cardiovascolari.
 
A lanciare il monito è l’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (ALT), che nel corso di un incontro a Milano ha ribadito la necessità di validi programmi di prevenzione, ricerca e formazione sviluppati su scala europea.
 
“Prevenire le malattie da trombosi è così facile che la gente lo considera quasi banale, e non ascolta. Le malattie da trombosi sono quindi anche culturali e se non si interviene con la prevenzione nessuna economia sarà in grado di sostenerne l’impatto nei prossimi anni” ha dichiarato la presidente di ALT, Lidia Rota Vender.
 
Dall’incontro è emerso un quadro preoccupante.
 
Nel mondo ogni anno 12 milioni di persone muoiono per malattie cardiache, suddivisi in 8 milioni di casi di infarto e 4 milioni di casi di ictus. Un numero altissimo. Nemmeno cancro, tubercolosi, AIDS e malaria messi insieme raggiungono queste cifre di decessi.
 
l genere femminile è quello più colpito dalle malattie cardiovascolari: nel mondo, in media, il 55% delle donne muore per infarto, ictus, embolia o trombosi, contro il 48% degli uomini.
La differenza in Europa è ancora maggiore, 43% uomini e 54% donne, come rilevato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
La ragione potrebbe risiedere nel fatto che il rischio cardiovascolare nelle donne è spesso sottovalutato a causa dell’errata ma diffusa convinzione che il gentil sesso sia più protetto verso queste patologie, disincentivando così studi specifici sul genere femminile.
 
“Le donne hanno un’incidenza di eventi cardiovascolari minore degli uomini in età fertile, ma successivamente, in particolare dopo la menopausa, il rischio aumenta perché il loro particolare equilibrio ormonale favorisce l’insorgere di noti fattori di rischio: ipertensione, diabete, obesità e sindrome metabolica" ha spiegato Marco Stramba-Badiale, direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano.
     
“Oggi più che mai è indispensabile aprire una finestra sull’Europa per confrontare i programmi di prevenzione lanciati dai vari Paesi" ha commentato Sergio Coccheri, professore ordinario di Angiologia e docente di malattie cardiovascolari all’Università di Bologna e vicepresidente ALT, "Occorre infatti coordinarli tra loro per prendere spunto dai risultati straordinari raggiunti in Stati come la Finlandia, dove le malattie cardiovascolari si sono dimezzate in 10 anni, grazie ad interventi radicali sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari".

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