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Crisi? Sì, ma non per la chirurgia 

In completa controtendenza con gli USA, in Italia la chirurgia estetica continua ad aumentare il suo fatturato

di Neva Ganzerla  - 25 Giugno 2010

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Il 2010, anno di vera crisi economica, ha portato gli italiani a tagliare tutte le spese.
Tranne quelle per la chirurgia estetica.

Se negli Stati Uniti gli interventi estetici hanno registrato un calo complessivo del 9 per cento, nel nostro paese i ritocchini sono stati molto più richiesti rispetto al 2009.

Il maggior numero di richieste è stato rivolto alla medicina rigenerativa, quel ramo della chirurgia estetica che utilizza cellule staminali e fattori di crescita tissutale; è utilizzata sopratutto sul rimodellamento dei glutei, l'eliminazione delle  smagliature e lipofilling.

Spiega Roberto Gallosti, amministratore delegato del centro Centro italiano di Chirurgia Estetica (Cice) di Reggio Emilia: "Nell'ultimo anno abbiamo riscontrato un aumento del 30 per cento di pazienti che hanno richiesto interventi di chirurgia estetica, ma la cosa interessante è che l'80 per cento delle operazioni è orientata al settore della medicina rigenerativa, perché le tendenze degli italiani stanno declinando verso risultati estetici sempre più naturali, senza cicatrici, punti, sanguinamento e protesi esterne".
 
Il centro emiliano, inaugurato nel 2008, ha già effettuato circa 1500 interventi e prospetta nei prossimi tre anni l'apertura di un secondo comparto operatorio per far fronte alla richiesta di 2000 interventi l'anno che nel 2010 hanno determinato lunghe liste di attesa.

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