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Chirurgia Plastica Ricostruttiva dopo il tumore al seno  

Al di là dei termini medici, "ricostruire" può anche significare "recuperare" il senso del proprio corpo. Intervista alla Dottoressa Francesca De Lorenzi, Medico Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Vice Direttore della Divisione di Chirurgia Ricostruttiva presso il Centro IEO (Istituto Europeo di Oncologia)

di Alessandra Montelli

Grazie alle tecniche chirurgiche più nuove, oggi si riesce ad associare la chirurgia plastica ricostruttiva alla chirurgia oncologica. Lo scopo è quello di rendere meno traumatico l’intervento chirurgico al seno nelle donne colpite da tumore alla mammella. Si tratta di un aspetto molto delicato della medicina oncologica, poiché accoglie gli aspetti psicologici delle pazienti, senza trascurare l’attenzione al fattore estetico. Dove per fattore estetico si intende recupero della propria identità femminile ferita da una diagnosi oncologica. Il merito è della chirurgia ricostruttiva, una disciplina ultra-specialistica della chirurgia plastica, che ha il delicato compito di ricostruire la mammella colpita da lesione tumorale, dopo la quadrantectomia (parte della mammella) o la sua asportazione totale (mastectomia).

L’aspetto psicologico di un intervento delicato come quello al seno a causa di un cancro è molto importante – spiega la dottoressa Francesca De Lorenzi, vice Direttore della Divisione di Chirurgia Ricostruttiva presso il Centro IEO – poiché tocca piani personali molto intimi e privati. Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alle pazienti oncologiche è cambiato, dato che viene strutturato in un lavoro d’equipe composto da diversi medici specialisti (senologo, radiologo, chirurgo plastico e psiconcologo), i quali si occupano della paziente in tutte le fasi della diagnosi: dalla visita senologica all’intervento”.

L’argomento ‘ricostruzione’ viene affrontato prima del ricovero, proprio perché la parte estetica è così importante che non può prescindere dalla terapia oncologica: la chirurgia plastica ricostruttiva è parte integrante dell’approccio oncologico, lo completa e gli dà una veste più sensibile. Proprio perché il benessere della paziente non è solo una questione di salute fisica ma anche psicologica.

La paziente viene così informata dell’intervento che subirà sin dalla prima visita senologica, in cui accanto al senologo opera la figura del chirurgo plastico ricostruttivo. “In questo modo si cerca di rassicurare per quanto possibile la donna – continua la Dottoressa De Lorenzi – del fatto che l’intervento avrà il compito non solo di asportare la lesione tumorale, ma anche di ricostruire la mammella con un risultato estetico soddisfacente. Si discutono persino i piccoli particolari estetici che aiutano la paziente ad affrontare meglio un intervento invasivo come questo”.

Nella maggior parte dei casi si effettua una ricostruzione immediata della mammella, cioè durante l’intervento di chirurgia oncologica. Non ci sono esclusioni di età: la ricostruzione viene operata a donne di tutte le età, anche alle ultra 60enni. Quello che si vuol dare è un messaggio di recupero del senso del proprio corpo che, in queste patologie così invasive, assume un significato ancora più profondo. Ricostruire è un po’ come recuperare. “Persino la posizione delle cicatrice non viene trascurata, perché siamo consapevoli che è il segno di ciò che è stato, il ricordo della ferita (non solo fisica ma anche psicologica)” – asserisce la Dottoressa De Lorenzi.

I desideri della paziente vengono in primo piano, anche nei casi in cui le signore non desiderassero alcuna ricostruzione.

Se non è propriamente corretto dire che ‘si torna come prima’, di sicuro si può sostenere che i risultati estetici sono molto soddisfacenti, poiché l’approccio simultaneo del chirurgo oncologo sempre più conservativo e del chirurgo plastico mira a perfezionare il più possibile la ricostruzione.

Due le tecniche principali in caso di ricostruzione di tutta la mammella: utilizzo di materiali eterologhi da un lato e autologhi dall’altro. Nel primo caso, vengono impiantate delle protesi di silicone piene di gel coesivo. Nella ricostruzione autologa invece si utilizzano i propri tessuti. Per ricostruire i lembi si iniettano cellule adipose proprie, prelevate da altre parti del corpo (in genere dall’addome): ciò permette di ottenere un effetto estetico più naturale. Quest’ultima tecnica, detta anche lipofilling (innesto di tessuto adiposo dopo esser stato centrifugato), viene utilizzata anche per correggere piccoli difetti dopo la ricostruzione, e in genere si effettua dopo circa 6 mesi. Tuttavia, non sempre è necessario ritoccare l’intervento oncoplastico di ricostruzione.

Per quanto riguarda le protesi, va precisato che negli anni si sono molto evolute: il gel interno coesivo permette di mantenere la forma a goccia della mammella. Invece le protesi saline, composte all’esterno di silicone e all’interno di soluzione fisiologica sono state abbandonate perché non danno risultati estetici soddisfacenti.

L’evoluzione dei materiali permette risultati estetici migliori e più vicini ai desideri,  oltre che alla configurazione fisica, della paziente. L’ultima novità riguarda le matrici di collagene che aiutano a migliorare ulteriormente il risultato estetico.

E se l’attenzione al fattore estetico gioca un ruolo di primo piano nella terapia oncologica, lo sforzo dei medici è quello di aiutare il più possibile le donne, colpite da tumore, a recuperare il senso del proprio corpo.

Si ringrazia la consulenza della Dottoressa Francesca De Lorenzi, Medico Specialista in Chirurgia Plastica, Vice Direttore della Divisione di Chirurgia Ricostruttiva presso il Centro IEO (Istituto Europeo di Oncologia)

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