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Invecchiamento: come viene percepito dagli Italiani 

Il difficile rapporto degli Italiani con l’invecchiamento: il 63% è  terrorizzato di perdere la propria autonomia personale e il 58% di  gravare sulla famiglia, ma solo il 41%  adotta risposte attive.

di Alessandra Montelli

Il paese diventerà nel 2050 il quarto più vecchio al mondo, con un italiano su sette ultra-ottantenne.
Assidai (fondo sanitario integrativo) propone di creare la “prima patente sanitaria a punti” con percorsi di prevenzione e check-up periodici personalizzati che premino con costi minori i soggetti più virtuosi.

La prospettiva di invecchiare si conferma una delle principali paure degli italiani, e il pensiero di vivere quella fase della vita con un forte handicap fisico o con la perdita di capacità mnemoniche gravando sulle spalle delle famiglie in mancanza di una dovuta assistenza, aggiunge ulteriore ansia al 59% degli italiani che non vive felicemente il proprio invecchiamento.

Lo Studio condotto da Astra Ricerche per Assidai, il fondo sanitario integrativo di Federmanager, dal titolo “L’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’invecchiamento” conferma come l’intero sistema socio-sanitario nazionale si trovi nelle condizioni di dover preparare la società di domani a fronteggiare l’emergenza e a sostenere il cambiamento.

Le evidenze emerse dallo studio Assidai /AstraRicerche indicano infatti come il rapporto degli Italiani con il proprio invecchiamento sia per molti difficile.
Secondo il Prof. Enrico Finzi, Presidente di AstraRicerche: “Assistiamo ad una forte ambivalenza  nei sentimenti che i nostri connazionali ultra14enni affermano di provare pensando alla vecchiaia oggi e in futuro: malgrado vi sia la consapevolezza che rispetto al passato la medicina abbia fatto passi avanti straordinari per rendere più lunga e serena la vita degli anziani che oggi vivono più sani e attivi rispetto a un tempo; il 60% crede che oggi gli anziani siano meno amati, rispettati, onorati, seguiti e curati a confronto con gli anni del boom economico.

E il 37% - pari a circa 19 milioni di Italiani – dice “vorrei non invecchiare o non esser invecchiato mai” e la medesima percentuale afferma “odio invecchiare, sentire il tempo che passa ogni giorno”.

A questo rifiuto si affianca anche l’ansia che l’invecchiamento venga accompagnato da un mix d’indebolimento fisico e di perdita della memoria: il 35% dei quali teme appunto questo doppio handicap prospettico, essendo visto come la premessa della ‘minaccia massima’, cioè della progressiva perdita di autonomia e di finire “a carico”  della famiglia  (per lo più i figli e specialmente le figlie, le nuore, le nipoti, le cognate, ecc.: dunque il grande esercito delle ‘lei’ su cui ricadono – da sempre e come sempre – le attività di cura dei deboli, dei malati, dei non autosufficienti).

Secondo l’Ing. Lorena Capoccia Presidente di Assidai: “E’ evidente come non sia solo la decadenza psico-fisica la maggiore fonte di angoscia bensì il timore della perdita di autonomia e di finire ‘a carico’ degli altri.

Per attivare un atteggiamento positivo e di prevenzione, stiamo pensando ad un sistema di ‘Patente a punti della sanità’ dove i comportamenti virtuosi vengano premiati con l’accesso ad un sistema sanitario integrato, specialistico e personalizzato offerto a costi minori. Un sistema di monitoraggio periodico permetterà di implementare una serie di misure ‘personal care’ per premiare e stimolare l’adozione di un corretto stile di vita e cura della persona. Al momento Assidai già garantisce, in tutti i piani sanitari, il supporto  a persone non autosufficienti, con una “rendita vitalizia” di 1.000 euro al mese e l’assistenza infermieristica specializzata che questo genere di problematica comporta”.

Il terrore della solitudine, dell’abbandono, della carcerazione soft in un ospizio o in una residenza protetta (anche se di lusso) attanaglia il 63% degli Italiani, e lapaura di diventare totalmente dipendenti da altri (in realtà quasi unicamente altre) divora il 58% della popolazione dai 15 anni in su, con accentuazioni pressoché identiche a quelle appena citate.

A questa preoccupazione diffusa, purtroppo non corrisponde un’adeguata risposta da parte della popolazione. Per quel che attiene alla prevenzione, se il 61% fa qualcosa o molto – in misura pressoché identica – per prevenire il proprio invecchiamento ritardandolo o diminuendone gli effetti, ben il 39% non fa assolutamente nulla.

Dell’intero campione solo il 41% afferma di aver attivato la doppia ‘risposta attiva’, prevenzione e assicurazione (copertura sanitaria integrativa a quella fornita dal welfare). Ma solo esattamente la metà di questa minoranza (20%) si dice soddisfatto ritenendo di aver acceso una polizza o altra soluzione che “davvero copra i rischi dell’invecchiamento”, ossia che sia “in grado di fornirmi adeguate diagnosi e terapie se dovessi ammalarmi seriamente” oltre che “di fornirmi un’assistenza dignitosa se non fossi più autonomo e cioè capace di alimentarmi, lavarmi, vestirmi, muovermi, uscire di casa, eccetera”.

(Fonte: Assidai, fondo sanitario integrativo, senza scopo di lucro, nato nel 1990 da Federmanager con lo scopo di soddisfare le esigenze professionali, personali e familiari di manager, quadri e alte professionalità)

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