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La depressione ha nuovi trattamenti 

Una nuova molecola per il trattamento della depressione sarà disponibile per i pazienti che rispondono male alle terapie tradizionali

di Neva Ganzerla  - 23 Settembre 2010
 

La depressione è un fenomeno talmente esteso che, secondo l'OMS, tra 10 anni questa malattia sarà una della principali cause di disabilità nel mondo, seconda solo alle patologie cardiache.
 
Oggi in Europa i malati di depressione sono circa 60 milioni, di questi il 50 per cento soffre della forma più grave e invalidante che costringe a lunghe terapie, allontanamenti dalla vita quotidiana e spesso ricoveri in strutture specializzate.
In Italia il 25 per cento della popolazione ha vissuto almeno un episodio depressivo durante l'arco della vita, soprattutto le donne.
 
La depressione non coinvolge solo il paziente, ma anche le famiglie e addirittura il mondo del lavoro: un depresso su 3 lo è ancora dopo un anno, uno su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la metà avrà una ricaduta nell'arco della sua esistenza; e la situazione si aggrava in presenza di malattie croniche (ipertensione, diabete e cancro). Le assenze delle persone depresse dal posto di lavoro sono 7 volte maggiori della media.
 
"Le terapie finora a disposizione" spiega il professor Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) "Non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato può avvertire prima gli effetti collaterali del farmaco, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all'interruzione del trattamento" e alla sfiducia nel trattamento.
 
La ricerca farmaceutica è oggi alla ricerca di nuove terapie, che offrano una risposta più rapida e più ampia.
 
"I bisogni di questi pazienti sono ancora lontani dall'essere soddisfatti" spiega il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano "Una recente indagine condotta dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) ha messo in evidenza la scarsa fiducia delle donne verso i trattamenti della depressione: ben il 54 per cento ritiene che la depressione sia addirittura più difficilmente curabile del tumore al seno".
 
"La battaglia per combattere la depressione deve continuare" conclude il professor Eugenio Aguglia, presidente eletto della Società italiana di Psichiatria (Sip) "La disponibilità anche in Italia di una nuova molecola (agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi - ndr) è positiva e importante per il paziente, anche se attualmente non rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. Crediamo che vada fatto ogni sforzo comune perché tutti i pazienti depressi abbiano uguale possibilità di accesso alle cure migliori".
 
Non solo i laboratori farmaceutici stanno cercando nuove terapie: tra i principali argomenti al XVII Congresso di Neuropsicofarmacologia, iniziato ieri a Cagliari, c'è l'interazione gene-ambiente: oggi le acquisizioni scientifiche consentono di affermare che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina.

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