La paleodieta: mangiare come i cavernicoli

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    Proprio come il suo nome, la paleodieta rimanda all’alimentazione paleolitica, seguita dagli abitanti delle caverne, prima della scoperta dell’agricoltura. A motivare quelle che possono sembrare delle assurde convinzioni di un nostalgico, oppure di un appassionato di archeologia, ci sono gli studi scientifici dell’equipe del nutrizionista americano Loren Cordain. Mangiare solo ciò che si riesce a procurarsi in natura, senza l’ausilio di strumenti per la coltivazione ad esempio, è il modo più sano per stare bene e per perdere peso.

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    Credits: Olycom

    Cibarsi come nell'età della pietra

    Secondo l’ideatore della paleodieta, i cavernicoli non soffrivano di malattie cardiovascolari, obesità e tumori perché si nutrivano di carne (per lo più selvaggina), semi, erbe e bacche e non soffriva. È anche vero che all’epoca non esistevano gli strumenti diagnostici di cui godiamo oggi – obietteremmo noi – e che l’aspettativa di vita era di gran lunga inferiore, per non parlare di tutta l’attività fisica che l’uomo delle caverne praticava per cacciare. Insomma, quella della paleodieta sembra più una curiosa moda alimentare che un regime dietetico da prendere alla lettera.

    Eppure, negli Stati Uniti ha trovato diversi seguaci, soprattutto tra le celeb. Pare che Megan Fox, Jessica Biel e Miley Cyrus, seguano diversi periodi di alimentazione paleolitica per rimettersi in forma.

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    Credits: Olycom

    Cosa mangiare

    Esistono due versioni di paleodieta: quella più rigida esclude totalmente i cereali (raffinati e integrali), i legumi e i latticini privilegiando carne e semi oleosi.
    La variante più soft, invece, tiene conto degli studi più attuali in materia di nutrizione e del fatto che si è visto che i nostri antenati assumevano anche spighe di cereali, noci, ghiande, castagne, legumi e qualche radice simile alla patata.

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    La dieta paleolitica più seguita oggi prevede un regime alimentare meno restrittivo, a base di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, carne bianca, pesce, semi oleosi e olio d’oliva. E, naturalmente, attività fisica costante. Nutrirsi così è salutare, permette di dimagrire o controllare il peso; aiuta a evitare gli sbalzi di insulina (è un ormone che favorisce l’accumulo di grasso nelle cellule adipose e provoca nell’organismo stati infiammatori che predispongono a obesità, patologie cardiovascolari e diabete) e ad attivare il metabolismo.

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    Credits: Olycom

    Picchi di insulina controllata

    Come mai si tiene a bada l’insulina? Perché si eliminano le farine raffinate a favore di quelle integrali, si riduce drasticamente lo zucchero e i cibi vengono abbinati correttamente tra loro (proteine e carboidrati, se assunti insieme, permettono di limitare i picchi dell’ormone).
    Il metabolismo, invece, viene attivato grazie all’attività fisica regolare (vanno bene camminata veloce, nuoto, corsa) facendo una prima colazione abbondante, un pranzo equilibrato e una cena leggera.

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    I pro

    Nella variante più “aperta”, la paleodieta, propone un modello alimentare bilanciato, a base di cibi naturali, ricchi di fibre e antiossidanti e limita il consumo di cereali raffinati, sale, zuccheri e grassi industriali.

    Insomma, educa a uno stile di vita corretto, che ha come primo obiettivo l’acquisizione di abitudini sane, dalle quali dipende anche il controllo del peso. Del resto, le popolazioni che oggi vivono come 10 mila anni fa, in società di nomadi cacciatori-raccoglitori, non conoscono sovrappeso, diabete, cancro o gotta.

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    I contro

    Si sconsiglia di seguire la variante rigida della paleo-dieta che elimina totalmente i cereali, i legumi e i latticini e propone un consumo eccessivo di carne.

    Certo, meglio un’alimentazione “cavernicola” rispetto all’abbuffata di carboidrati raffinati di oggi. Ma perché non seguire un’alimentazione più completa ed equilibrata, con tutti i nutrienti e con l’apporto della preziosa fibra insolubile presente nei cereali integrali?

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Secondo questo regime "paleolitico" si dimagrisce perché ci si ciba di ciò che si trova in natura, senza l'ausilio della pastorizia né dell'agricoltura

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