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Tutta quell'energia nasconde un problema 

Chi soffre di disturbo bipolare può attraversare momenti di grande euforia. Si sente un vulcano e non si rende conto che anche questo è un effetto della malattia. Interrompere le cure però è un grave errore che va evitato

di Redazione  - 21 Luglio 2010
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Luigi è giornalista in un quotidiano.
In redazione lo considerano troppo poco diplomatico e un po’ troppo estroso per fare carriera.
Questo “brutto carattere” lo ha penalizzato sempre, complicandogli anche la vita affettiva.
 
Il vero problema è che soffre da anni di un disturbo bipolare che è la causa reale e oggettiva sia delle intemperanze caratteriali sia della sua discontinuità. Con una buona diagnosi e una terapia mirata è riuscito a trovare un discreto equilibrio. Ma ultimamente ha iniziato a prendere meno regolarmente i farmaci. Così è scivolato in una fase di lieve eccitamento e ha cominciato a passare sempre più tempo su Internet alla ricerca di spunti per i suoi articoli.
Un giorno ha la “sensazione”, navigando, che alcune notizie provenienti da fonti diverse, unite insieme, siano indizi di una grave tensione internazionale e indichino l’imminenza di una guerra in Europa. Preoccupata, la moglie mi avverte (prima che lui ne parli in redazione) e lo incontro. Verifichiamo insieme come si tratti di coincidenze e decide di non pubblicare il frutto delle sue “intuizioni”. Una volta tranquillizzato, lo convinco a riprendere la terapia.

Il coach dice che: gli episodi di eccitamento maniacale sono sempre  pericolosi, ma lo sono ancora di più  se chi ne soffre esercita una professione di responsabilità.
Oggi però abbiamo ottimi strumenti per tenerli sotto controllo. Addirittura possiamo prevenire gli sbalzi con farmaci chiamati  “stabilizzatori dell’umore”. Ce la facciamo quasi sempre.
La terapia va però periodicamente ribilanciata con lo specialista e ci possono essere momenti di scompenso in cui il paziente può scivolare in una fase maniacale.
Ci sono periodi  più a rischio come i passaggi di stagione, le situazioni stressanti, soprattutto le delusioni d’amore, o fasi di cambiamento come la fine di un ciclo di studi oppure dopo il parto. Soprattutto in questi momenti malato e familiari devono prestare molta attenzione ai segnali che indicano che sta per arrivare una crisi. Per esempio, spesso gli attacchi si preannunciano con una semplice accelerazione del pensiero, una maggiore energia nel fare, minore bisogno di sonno, creatività estrema, smania di pensare di agire e di concludere.
Il tutto si traduce in un modo di fare coinvolgente, divertente che spesso affascina le persone vicine.
Il rischio in questi casi è di interrompere la terapia per superficialità o perché ci si sente bene e si crede di non aver più bisogno dei farmaci. Peggiorando così la situazione.
e si notano segnali simili è necessario parlare con lo specialista, in modo da  riaggiustare la cura o riprenderla immediatamente se è stata sospesa.

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