Intervista a Joumana Haddad, la scrittrice araba che infrange i tabù

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    Credits: Giorgio Pace

    Joumana Haddad, poetessa, scrittrice, traduttrice e giornalista libanese, è nata a Beirut nel 1970. È  responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese Al Nahar, amministratrice del Booker prize arabo, nonché caporedattrice di Jasad, rivista in lingua araba specializzata nella letteratura, le scienze e le arti del corpo. Jasad è nata nel 2008 e ha subito suscitato grande clamore perché per la prima volta ha affrontato temi da sempre considerati tabù nel mondo arabo, come feticismo e sesso orale.

    Federica Zoja, giornalista esperta di mondo arabo e Medioriente (è stata anche inviata di guerra), ha intervistato Joumana Haddad per DonnaModerna.com in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, Il ritorno di Lilith, raccolta integrale delle poesie di Joumana Haddad uscita per i tipi de L'asino d'oro.

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    Credits: L'asino d'oro

    Il ritorno di Lilith di Joumana Haddad
    Lilith è tornata, più forte e libera che mai, consapevole di quanto ci sia ancora bisogno di lei. Affascinante figura di origine mesopotamica, secondo un mito sumero Lilith fu la prima donna di Adamo, a cui lei non voleva essere sottomessa. Disobbediente, lo abbandonò nel paradiso terrestre e se ne andò. Dio allora creò Eva dalla costola di Adamo, perché non seguisse le sue orme. Per questo Lilith divenne nell'immaginario ebraico un demone, emblema di adulterio e lussuria.

    Ed è a questa immagine femminile, antecedente al peccato originale, che Joumana Haddad dedica la sua raccolta integrale di poesie, Il ritorno di Lilith

    Joumana Haddad
    Il ritorno di Lilith
    L'asino d'oro Edizioni
    pagine 108
    euro 20

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    Credits: Hayat Karanouh

    Federica Zoja intervista Joumana Haddad

    Joumana, Lilith è tornata. Per chi lo ha fatto? Chi ha più bisogno della sua figura? e dove, in Occidente o nel mondo arabo?
    È tornata perché c'è bisogno di lei in entrambi i mondi, se così si può dire, per le donne e per gli uomini. Credo, infatti, che la crisi di identità dei due sessi e le difficoltà nei rapporti fra uomini e donne caratterizzino sia il cosiddetto Occidente che il mondo arabo. La donna deve ancora guadagnare a pieno la propria libertà: quella araba è spesso oppressa, impotente, accondiscendente e passiva come le viene imposto. Ma anche quella occidentale, forse quella italiana più di tutte, non è libera. Riceve messaggi fuorvianti. Le viene detto: "Ormai sei emancipata, hai tutti i tuoi diritti", ma non è così. È altrettanto passiva, benché si tratti di una passività di lusso. Si compiace di sé, ma ha una visione di se stessa distorta, formata attraverso lo sguardo maschile. Io non lo nego: se i diritti delle donne non sono ancora rispettati, in misura diversa a seconda della società, è colpa anche delle donne stesse. La donna è complice nel complotto verso il proprio sesso.

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    Credits: Sako Bekarian

    Ma Lilith, mito sumero-babilonese ereditato dalla tradizione ebraica, è diversa...
    Sì, Lilith non è né nemica dell'uomo né delle altre donne. È complice del proprio uomo e di se stessa. Nasce dalla Terra come Adamo - non da una sua costola come Eva e per questo a lui inferiore - è uguale a lui fin dall'inizio. Lilith non deve compiere una battaglia per i propri diritti e desideri, semplicemente li ha fin dal principio.

    Per quale cultura la figura di Lilith è più provocatoria?
    Io penso per entrambe. Per gli arabi è una minaccia all'autorità maschile, al potere di controllo sulla vita sociale. Qui da voi, è comunque un pericolo, ma più psicologico, con la minaccia della castrazione.

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    Credits: Laurent Denimal

    Il Ritorno di Lilith è una raccolta di poesie pubblicata per la prima volta nel 2004 nella versione araba. Ma quanta diffusione ha avuto nel mondo arabo? Quali censure ha subito?
    Un esempio per tutti. In Egitto ho avuto infinite difficoltà. L'editrice che mi ha contattato era interessata e disponibile a non effettuare tagli, poi però in stamperia alcuni addetti hanno protestato per il contenuto e il linguaggio troppo sensuale dell'opera. Non so quanto, nelle librerie del centro del Cairo, il libro sia esposto al pubblico. Il prossimo mese però lo presenterò presso la libreria Diwan (moderno bookshop plurilingue situato nel cosmopolita quartiere-isola di Zamalek), a distanza di 5 anni dalla prima pubblicazione.

    Esiste una figura altrettanto dirompente di donna libera e consapevole di sé nella tradizione araba oppure Lilith è unica?
    Che io sappia non esiste un'altra figura. Direi che lei è la "matrice" delle donne libere, poi, certo, ce ne sono nel corso della storia in tutte le culture. Ma Lilith, la matrice, è in tutte noi.

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    Credits: Martin Argles

    Un anno fa, in questo periodo, nasceva il trimestrale in lingua araba Jasad (Il Corpo), dedicato al corpo in tutte le sue manifestazioni: arte, letteratura, poesia, cinema, ecc. Quale bilancio si può fare di questa esperienza: lo fonderebbe ancora, nonostante le critiche e gli attacchi personali anche aspri cui è andata incontro?

    Sì certo, anche mille volte. Sono più che mai appassionata di questo progetto che mi dà tanti stimoli. Ci sono degli ostacoli, ma ho tante idee in mente. Anche quella di portarlo in Italia, di scriverne alcune parti in altre lingue. Magari di realizzare una versione annuale. E poi, Jasad è anche una casa editrice: a dicembre pubblicheremo il romanzo di Catherine Millet in lingua araba La vita sessuale di Catherine Millet. Credo che sia una figura interessante e che ci sia bisogno di conoscersi gli uni gli altri di più, in Occidente come nel mondo arabo: la letteratura, cui io do un contributo modesto, serve a questo. Io non ritengo di avere una missione: scrivo perché non posso farne a meno.

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    Credits: Wadeed Shukri

    Secondo lei, conoscitrice appassionata di Occidente e mondo arabo, chi ha più pregiudizi o stereotipi? Le donne occidentali verso quelle arabe oppure il contrario?
    Entrambe. Mi rattrista il cliché della donna araba velata e oppressa, per quanto sia anche vero. Ma non rappresenta la totalità, è riduttiva e falsa come rappresentazione. Allo stesso modo le donne occidentali sono oggetto di preconcetti fra gli arabi. Questo è triste. Cerchiamo di venirci incontro, di scambiarci cultura e conoscenza. Ne abbiamo la facoltà.

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    Se vuoi leggere altre opere di Joumana Haddad, in Italia è stato pubblicato il libro Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee (Mondadori 2005), a cui la giornalista libanese ha contribuito insieme ad altre scrittrici arabe contemporanee. Si tratta di una raccolta di trentuno racconti, tradotti per la prima volta dall'arabo. Fra le autrici, oltre alla Haddad, la siriana Ghada Samman, la palestinese Samira Azzam, le libanesi Hoda Barakat, l'egiziana Sahar Tawfiq e l'irachena Betool Khedairi.

    Autrici varie
    Parola di donna, corpo di donna
    Mondadori
    pagine 310
    euro 9,50
    Puoi acquistarlo su Bol

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    Credits: Federica Zoja

    L'autrice dell'intervista, Federica Zoja, è una giovane giornalista freelance. Al Cairo dal 2005 al 2009, ha scelto l'Egitto come base da cui seguire l'attualità araba e mediorientale con trasferte in Libia, Tunisia, Israele, Territori palestinesi, Giordania, Libano, Siria, Cipro, Turchia. Appassionata di viaggi, storie e racconti, ha il giornalismo di terreno nel cuore. Parla correntemente l'arabo (e lo insegna anche!). Ora Federica è di base in Europa.

    Sul suo blog, Mille minareti, troverai riflessioni, racconti, interviste su quel mondo che Federica continua a seguire appassionatamente.

    www.milleminareti.blogspot.com

    Nella foto, Federica Zoja. La foto è stata scattata al museo di Storia dell'Islam di Sharga, Emirato Arabo

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Joumana Haddad, poetessa, scrittrice, traduttrice e giornalista libanese, è nata a Beirut nel 1970. È  responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese Al Nahar, amministratrice del Booker prize arabo, nonché caporedattrice di Jasad, rivista in lingua araba specializzata nella letteratura, le scienze e le arti del corpo

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