Fumo, dipendente 1 italiano su 4 

Secondo gli ultimi dati Istat, un quarto della popolazione italiana non rinuncia alle sigarette. Che, secondo studi recenti, provocano danni alla salute per la presenza di nicotina e catrame ma anche di numerosi batteri

di Francesca Pace  - 24 Novembre 2009

Gli italiani non rinunciano al fumo. Nonostante i primi segnali positivi dopo l'entrata in vigore della legge antifumo nel 2005, oggi ancora un italiano su quattro non rinuncia alle sigarette. Secondo gli ultimi dati pubblicati sull'Annuario statistico italiano dall'Istat nel 2009, gli amanti delle "bionde" sono il 23% della popolazione dai 14 anni in su. Di questi gli uomini (29,5%) sono più accaniti delle donne (17%).

Un vizio dannoso che "colpisce" a tutte le età: oltre il 30% del totale riguarda, infatti, giovani tra i 25 e i 34 anni, dei quali quasi la metà sono maschi, mentre, tra le donne, le fumatrici più agguerrite sono quelle tra i 45 e i 54 anni, pari al 24,5% della popolazione rosa.

Sembra dunque che leggi, divieti e campagne antifumo non riescano a sensibilizzare le persone sui rischi causati dalle sigarette.

Intanto si susseguono gli studi sull'argomento. Dagli Usa, che per primi hanno dichiarato guerra al fumo, arriva la notizia, che oltre a nicotina e catrame, le sigarette sarebbero "ampiamente contaminate" da batteri. Secondo i ricercatori della University of Maryland e dell'Ecole Centrale di Lione in Francia, autori dello studio, "le sigarette potrebbero essere di per sé la fonte diretta di esposizione a una ampia gamma di microbi potenzialmente patogeni tra i fumatori e le altre persone esposte al fumo passivo".

Tra i batteri individuati, che hanno particolare importanza per la salute degli esseri umani, l'Acinetobacter, associato alle infezione dei polmoni e del sangue, il Burkholderia, responsabili di infezioni alle vie respiratorie, il Clostridium, legato a malattie di origine alimentare e a infezioni polmonari e il Klebsiella, associato con una varieta' di infezioni ai polmoni, al sangue e altre.

"Se questi organismi - ha spiegato la coordinatrice dello studio Amy R. Sapkota - possono sopravvivere al processo del fumo, crediamo che possano contribuire all'insorgenza di malattie infettive e croniche, sia per i fumatori che per gli individui esposti al fumo passivo".

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