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La prevenzione allunga davvero la vita? 

Ci sono accertamenti diagnostici che dovrebbero diventare routine. Perché aiutano a evitare malattie pericolose o a combatterle tempestivamente

di Antonella Trentin  - 20 Aprile 2010

 Per proteggere la propria salute, oggi le donne possono contare su due grandi amiche: la prevenzione e la diagnostica per immagini.

Stile di vita ed esami radiologici possono ridurre anche del 30-50 per cento l'incidenza, o comunque la mortalità, dei tumori al seno, al polmone e al colon retto, i più temibili killer per il sesso femminile.

Eppure dieta mediterranea, attività fisica e controlli costanti sono ancora poco praticati.

Ma quali sono gli esami più importanti cui sottoporsi nel corso della vita?

Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti, Giovanni Simonetti, ordinario di Radiologia all'università di Tor Vergata a Roma, e consigliere per la Programmazione e la prevenzione del ministro della Sanità Ferruccio Fazio.

Malformazioni fetali

Circa il 3 per cento dei feti presenta una malformazione e circa il 5 per cento una crescita inferiore alla norma. «Per questo controlliamo la salute delle bambine già nel ventre materno con l'ecografia, un esame innocuo» spiega Giovanni Simonetti. «L'Organizzazione mondiale della Sanità ne raccomanda tre nel corso dell'intera gravidanza».

Alterazioni dello sviluppo

«A volte un esame radiologico può essere utile in ragazzine di 9-10 anni che presentino una statura più bassa della media» avverte Simonetti. «Basta una semplice radiografia della mano, la sinistra, per accertarsi se lo sviluppo procede correttamente».

Tumore al seno

I dati ci dicono che il tumore al seno rimane la prima causa di morte per neoplasia nella popolazione femminile, con 7.700 decessi l'anno. «La diagnostica per immagini, però, ci permette di intervenire nel cosiddetto lead time, cioè il tempo in cui il tumore non presenta sintomi ma si è già formato» dice Simonetti. «Ed è così piccolo che, una volta tolto chirurgicamente, la donna è di fatto guarita. Questo fa sì che la percentuale delle morti diminuisca in modo sorprendente».

Ma quando bisogna cominciare i controlli preventivi? «Dipende se una donna è a rischio, cioè se ha parenti dirette che hanno avuto un tumore al seno. In questo caso deve iniziare i controlli a 30 anni con la risonanza magnetica accompagnata dall'ecografia. Per le altre donne della stessa età sono sufficienti visite senologiche periodiche. Dai 40 anni in su è prescritta la mammografia da ripetere ogni uno o due anni, insieme all'ecografia. Oggi, tra l'altro, esistono apparecchiature più efficaci e meno fastidiose come la mammografia digitale, che richiede una minore compressione del seno e una minore emissione di radiazioni. L'esame deve comunque essere accompagnato da una visita medica senologica, perché la precisione del responso aumenta del 15 per cento».

Tumore al colon-retto

È la seconda causa di morte per cancro nella popolazione femminile con 6.390 decessi l'anno. «Devono sottoporsi a controlli in giovane età solo le donne con una familiarità per poliposi o per malattie infiammatorie croniche» dice Simonetti. «Le altre invece dovrebbero fare il primo check dopo i 50 anni e ripeterlo ogni 5 anni. L'esame di routine è la colonscopia ma comporta la sedazione della paziente. In alternativa si può ricorrere alla colonscopia virtuale ovvero all'impiego della tomografia computerizzata volumetrica che permette di individuare in maniera non invasiva lesioni oltre i 5 millimetri ed è accettata più volentieri dalle donne».

Cancro al polmone

Il tumore del polmone è la terza causa di morte per cancro nelle donne (5.612 decessi l'anno). «Tuttavia» dice Simonetti «non c'è ancora un'evidenza scientifica che esami radiologici costanti possano ridurre la mortalità. In ogni caso alle fumatrici consiglierei, oltre di buttare le sigarette, un controllo periodico con una tomografia computerizzata volumetrica a basso dosaggio».

Malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari sono diventate la prima causa di morte (120mila decessi l'anno) e disabilità per le donne. «Ma il loro impatto può essere ridotto con una diagnosi precoce e con abitudini alimentari e stili di vita sani» assicura Simonetti. «Il primo esame cui sottoporsi, in caso di dubbi, è l'eco-color-doppler, una diagnosi con ultrasuoni per monitorare il flusso sanguigno, e poi la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata per vedere se è presente una stenosi, cioè un restringimento dell'arteria. La stenosi può essere eliminata mettendo uno stent, cioè un divaricatore delle pareti del vaso, scongiurando così l'ictus o l'infarto».

Osteoporosi

Al di sopra dei 50 anni, la fragilità ossea colpisce circa il 30 per cento delle italiane. «Per controllare la salute dello scheletro basta un esame innocuo, la Moc (mineralometria ossea computerizzata), consigliabile dopo la menopausa. Gli apparecchi più moderni sono in grado di prevedere la possibilità di fratture».

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