Assunta: insegnare nel nome dell'onestà 

di DonnaModerna.com consiglia
 

Una relazione fatta di movimenti degli occhi o di piccoli gesti, alla ricerca della scintilla che apre la porta della comunicazione. È questo che le insegnanti della Lega del Filo d’Oro inseguono tenaci dosando dolcezza e autorevolezza con i bambini e i ragazzi sordociechi e pluriminorati psicosensoriali seguiti dall'Associazione.

Osservazione, costanza e passione sono gli strumenti per aiutare chi non vede e non sente ad uscire dal buio e dal silenzio, aprendoli al mondo esterno. Ma è l’onestà il principio cardine che percorre il loro lavoro secondo Assunta Bianchi, insegnante di 56 anni, 38 dei quali passati al servizio della Lega.

“Onestà. È un comandamento, un valore che mi ha sempre accompagnata ma che con il passare degli anni si fa sempre più forte e di cui sono sempre più convinta”, ha detto commuovendo tutti sul palco del teatro La Nuova Fenice di Osimo, in occasione della cerimonia del 50° anniversario dell’associazione. “L’onestà intesa come il fatto che alla fine della mia giornata lavorativa devo sentire in cuor mio che anche oggi, nei confronti di quelli che sento come miei bambini o ragazzi, ho donato, ho dato, ho fatto tutto quello che potevo”.

Assunta aveva appena 18 anni quando ha varcato la soglia della sede osimana. “La Lega del Filo d’Oro fa parte della mia esistenza”, dice. Ogni giorno la relazione con l’utente va cercata, costruita, rafforzata. L’insegnante è colei che indaga significati nascosti dietro movimenti spontanei, colei che condivide le emozioni dei nostri ragazzi. E’ infatti dietro azioni che sembrano insignificanti che si celano piccoli passi verso la comunicazione e l’autonomia.

“Il rapporto è fatto di emozioni, di fiducia, di cure, di insegnamenti”, racconta Assunta. “Quante volte i nostri ragazzi riescono a farci sorridere con i loro comportamenti, i loro successi, le loro curiosità. Altre volte ci preoccupano, ci rattristano, specie se non stanno bene, ma quando basta una nostra carezza, una sciocchezza, sentirci vicine per farli sorridere, ecco che ritornano forti come rocce e la loro carica ed energia la trasmettono a noi. Quando sono arrabbiati e non sempre è facile trovare la giusta via, il lavoro sembra diventare pesante, ma l’unione tra noi che stiamo loro accanto, la voglia di non demordere e cercare la soluzione ci fa crescere e sentire utili”.

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