Fulvia, l’assistente sociale che illumina i famigliari 

di DonnaModerna.com consiglia
 

“Guai se non ci fosse stata la Lega del Filo d’Oro. È stata la nostra salvezza. E oggi è l’unica speranza per guardare al futuro senza paura”. A parlare sono Anna e Giancarlo, mamma e papà di Adriano, che è entrato a far parte dell’Associazione nei primi anni ’70 e oggi, pur con le sue difficoltà, è un uomo sereno.

Non è certo facile essere genitori di ragazzi sordociechi o pluriminorati psicosensoriali. Spesso non si sa cosa fare, come comunicare con loro, da chi farsi aiutare, tutto sembra buio. Ma a infonder loro fiducia e coraggio, accogliendoli in prima linea, c’è la squadra di assistenti sociali della Lega, attualmente presente in otto regioni italiane.

Fulvia Accorroni, 59 anni, ha visto tanti sguardi disperati aprirsi alla possibilità, visi tirati distendersi. Assistente sociale incaricata di assistere e accompagnare le famiglie degli ospiti che si sottopongono a un trattamento intensivo nella sede di Osimo, fa da punto di riferimento per ogni esigenza, anche pratica.

Quando la incontrano infatti i genitori hanno già trascorso alcune settimane al Centro Diagnostico, punto di partenza per il percorso di riabilitazione ed è davanti alla sua scrivania che le famiglie hanno una certezza: “loro figlio starà con noi per un po’ e faremo il possibile perché stia meglio” dice Fulvia. Le parole chiave sono: “Attenzione, comunicazione, ascolto, accoglienza”. Dalla sua postazione di frontiera lei lo sa bene: “A prescindere dalla situazione di partenza, la cosa che le famiglie vogliono sentirsi dire è una sola: che il loro bambino potrà migliorare, che c’è un modo per tirare fuori quello che ha dentro, e qui alla Lega del Filo d’Oro lo troveremo. Allora vedo tornare il sorriso anche sul volto più teso”.

Dopo 16 anni di servizio e di professionalità profusa, ogni giorno è ancora sempre nuovo e da illuminare con la speranza. “Arrivo presto ed esco tardi e non mi abituo mai. Conosco situazioni difficili e drammatiche”, è il suo racconto. A volte le mamme che incontra sono più giovani dei suoi figli, talvolta alcune famiglie oltre a un figlio sordocieco hanno un anziano malato o hanno perso il lavoro. “Spesso non trovo le parole”, confessa Fulvia. “E mi chiedo: come lo riempio questo buco nero? Poi però una strada per ripartire insieme la si trova sempre”.

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