Scopri la natura psicosomatica del tuo mal di stomaco

Credits: Corbis
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Nel lessico comune, le metafore gastriche indicano il processo di cambiamento a cui siamo soggetti nella vita di tutti i giorni, quando affrontiamo cose, persone e situazioni.

Espressioni tipo: "Questo proprio non lo digerisco" - "Non riesco a mandarla giù!" o "Ormai questa storia mi dà nausea" significano che non vogliamo o non riusciamo ad accettare alcune situazioni scomode. O ancora, facciamo fatica a superarle, pur volendo.

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E se in realtà i disturbi gastrici, come cattiva digestione, aria, nausea e bruciori dipendessero dalle emozioni? Ogni dolore nasconde un suo significato

Secondo la medicina psicosomatica, lo stomaco è un organo "succube" in cui gli alimenti "cadono giù" dall'esofago. L'espressione "cadere giù" non è scelta a caso perché indica come lo stomaco viva in uno stato di sudditanza nei confronti di chi decide quali bocconi ingerire: la testa sceglie cosa mangiare, la bocca lo approva e lo stomaco è costretto ad accogliere tra le sue pareti il boccone che arriva, senza poter "proferire parola" sulle decisioni prese a monte. Ecco perché lo stomaco richiama i temi psicologici della dipendenza e della passività.

Allo stesso modo, gli alimenti assunti possono essere a emozioni ingoiate, che facciamo fatica a digerire. Seguendo questa metafora, la nostra emotività (i pensieri, gli affetti, gli istinti ecc.) devono essere ogni giorno digeriti e raffinati. Se qualcosa non ci piace, facciamo fatica a "digerirlo", proprio come alcuni cibi pesanti o indigesti.

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