Chirurgia plastica e medicina estetica: miti da sfatare

Credits: Shutterstock
/5

Tutti ne parlano ma pochi ne sanno davvero. Ecco alcuni dei miti da sfatare su chirurgia plastica e medicina estetica 

L'incubo di chi sta pensando di sottoporsi ad un trattamento di medicina estetica è quello di ritrovarsi il volto omologato, con i tratti ipervoluminosi, inespressivi e paralizzati.

Per chiarirci le idee su realtà e falsi miti, abbiamo chiesto un consulto al dottor Pier Paolo Rovatti, medico specialista in Chirurgia Plastica Estetica a Milano, Bolzano e Verona.

- ll medico interviene armonizzando i nostri tratti o rendendo i volti delle pazienti stereotipati, secondo i canoni estetici del momento?

Il valore aggiunto del chirurgo estetico è quello di armonizzare i tratti di un volto che può avere delle alterazioni morfologiche [ndr. cioè delle disarmonie nella forma] e, conoscendone l’anatomia, ridare forma e volume secondo criteri fisiognomici.

Negli ultimi anni è emersa una richiesta di aumento dei volumi di alcune parti del volto (in particolare zigomi e bocca) che ha generato un'omologazione di caratteristiche somatiche, dando origine ad una razza di “over-corrected“ dalla chirurgia plastica.

L’errore è essenzialmente del medico che accetta incondizionatamente i “desideri” della paziente ed esegue i trattamenti senza un preciso studio fisiognomico [ndr. cioè senza compiere un’analisi delle specifiche caratteristiche metaboliche, strutturali e psichiche che si riflettono sulla pelle del corpo] adattato a quella paziente.

Per evitare visi omologati, quindi, è importante che il medico indaghi sui desideri effettivi e psicologici della paziente che si sottopone ad un intervento di chirurgia plastica.

- I trattamenti di medicina estetica sono reversibili?

Certamente. Tutti i filler oggi a disposizione del medico estetico devono essere riassorbibili per evitare quelle problematiche insorte alcuni anni fa che hanno creato non pochi problemi.

Anche la tossina botulinica dopo alcuni mesi viene a perdere il suo effetto dando così la possibilità di proseguire o meno il trattamento.

- La tossina botulinica migra al cervello e paralizza il volto?

Uno dei miti da sfatare è ormai il noto ritornello in bocca alle pazienti che il botulino migra (e chissà dove andrà?).

Alla nascita di questo mito ha contribuito uno studio che ha condotto un'indagine sulla migrazione del botulino iniettato nei ratti a dosaggi 2.500 volte superiori a quelli utilizzati in medicina e in estetica. Ma i ratti e gli esseri umani sono molto diversi dal punto di vista fisiologico. La tossina botulinica è stata iniettata al ratto alla base del muscolo olfattivo del baffo, le cui fibre nervose sono in diretto collegamento con il cervello. Nell'uomo, invece, vi è una diversa modalità di trasmissione dell'impulso olfattivo al cervello, tale da impedire la migrazione al cervello stesso della tossina botulinica.

Inutile ritornare sulla letteratura che ormai ha ampiamente dimostrato con lavori scientifici seri e supportati da uno storico di oltre vent’anni, che l’effetto della tossina è solo locale.

A supporto di ciò vi sono centinaia di migliaia di pazienti trattati nel mondo che, a distanza di anni e dopo svariate iniezioni di tossina, non hanno avuto alcun effetto collaterale maggiore.

- I risultati dei trattamenti di biorivitalizzazione (conosciuta anche come mesoterapia, un trattamento a base di tante piccole iniezioni di sostanze nel derma per migliorare la qualità della pelle) sono sovrapponibili a quelli ottenuti con l’utilizzo dei filler o della tossina botulinica?

No, sono tecniche propedeutiche e complementari ai trattamenti sopradescritti che determinano un miglioramento dell’idratazione del viso e della texture, dando così un supporto a quelli che sono gli effettivi trattamenti di rimodellamento del volto.

D’altro canto, non si può concepire di rendere un viso turgido e sodo, ripristinandone i volumi o distendendone le rughe, con una pelle magari avvizzita e disidratata.

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te