IN GRAVIDANZA TIENI D’OCCHIO LA TIROIDE 

Una donna su dieci dopo il parto deve fare i conti con la tiroidite, un’infiammazione che può causare anche depressione. Per prevenirla basta prendere qualche precauzione durante l’attesa

di Cinzia Testa, Mara Minoia
Credits: 

Corbis

 

Neo e future mamme, attente alla tiroide. Perché nei primi sei mesi dopo il parto si può manifestare una forma di tiroidite chiamata non a caso post partum. È un’infiammazione della tiroide che colpisce circa una donna su dieci e, secondo studi recenti, potrebbe avere un legame con la depressione che colpisce le neomamme.

La ragione? Il surplus di lavoro per la tiroide  durante la gravidanza che può agire da start in chi è già predisposta a soffrirne. L’aspetto positivo è che in circa sette casi su dieci la tiroidite post partum passa da sola senza bisogno di farmaci, perché man mano la tiroide riprende a funzionare normalmente. Ma certamente, non fa stare bene psicologicamente e spesso influisce sull’umore, facendo venire pensieri bui, in netto contrasto con la gioia che invece dovrebbe accompagnare la nascita di un bambino.

 

Chi rischia di più

Gli esperti hanno individuato le donne che vanno tenute d’occhio durante i nove mesi di attesa con controlli regolari del Tsh, cioè dell’ormone prezioso per verificare la funzionalità della tiroide.

È più a rischio in particolare chi soffre di diabete di tipo 1 e chi ha in famiglia dei casi di problemi alla tiroide. Oppure le donne che hanno avuto disturbi tiroidei in una gravidanza precedente o che prima del concepimento soffrivano di tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune.

 

Le regole preventive    

Vale per tutte poi il consiglio di chiedere un controllo del Tsh nel semestre dopo il parto nel caso di un rapido aumento di peso, di un leggero gonfiore alla base del collo e di una tendenza esagerata alla malinconia, in modo da intervenire prima di avere sintomi troppo accentuati.

Sì anche a un’alimentazione ad hoc sia durante la gravidanza, sia nel corso dell’allattamento. Va seguita da tutte e ancora di più da chi è a rischio, per aiutare la tiroide. Oltre al sale iodato, che deve sostituire quello abituale, bisogna consumare almeno tre volte alla settimana pesce di mare a scelta tra palombo, acciughe e baccalà, riso integrale e spinaci, che ne contengono in abbondante quantità.  

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