Le 7 regole per scegliere l'apparecchio acustico 

Con il modello giusto per te puoi tornare a sentire come prima. E gli altri non se ne accorgono nemmeno

di Cinzia Testa, Mara Minoia
Credits: 

Corbis

 

Ti sei rivolta allo specialista e la diagnosi non lascia spazio a dubbi. Hai un problema di udito. L’unica soluzione dunque è l’apparecchio acustico.  Stai tranquilla. Quelli di ultima generazione non hanno nulla a che vedere con i modelli di un tempo. Non creano più fischi né cali di tono perché sono digitali, cioè vengono programmati al computer. Ma come scegliere quello giusto? Ecco le regole d’oro.

 

1 Fai attenzione a chi ti rivolgi, prima di tutto. Stai alla larga da chi promette miracoli in pochi giorni. E controlla che nel Centro acustico sia presente un audioprotesista abilitato. Deve avere un diploma nominativo, che ne attesti la professionalità, appeso bene in vista.

 

2 La protesi va scelta insieme. Non esistono modelli standard che vanno bene per tutti. L’apparecchio va progettato in base alla tua perdita uditiva e al tuo stile di vita.

 

3 Chiedi un modello che stia bene anche col tuo taglio di capelli. Ti sembra impossibile? Invece no, ci sono apparecchi pressoché invisibili, che non si notano neppure se hai un look cortissimo.

 

4 Informati se è disponibile la connessione bluetooth.  Viene inserito uno speciale adattatore che permette ai suoni di passare direttamente dal telefono cellulare, oppure dal lettore MP3 all’apparecchio.

 

5. Racconta nei dettagli il tuo lavoro. È importante, soprattutto se sei sempre a contatto con molte persone. Oggi ci sono modelli che hanno fino a otto canali di ricezione in modo da captare i suoni a 360 gradi. Sono dotati  di un sistema che “cattura” i rumori improvvisi, come un applauso, e li invia nell’orecchio attenuati.  

 

6. Prova a inserire e a togliere l’apparecchietto insieme all’esperto. E non ti preoccupare se hai una scarsa manualità. Oggi sono più semplici e molti modelli hanno il vantaggio che si accendono automaticamente.

 

7. Devi seguire un training. Il “pronti e via” non esiste quando si parla di protesi acustica. È  sempre indispensabile invece  una breve terapia di  “acclimatazione” per riabituare il cervello ai suoni.

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