Quanto brucia lo stomaco delle donne! 

Tante italiane soffrono di acidità e problemi digestivi. Una grande équipe  spiega come curarsi a tavola e in farmacia. Per tutto maggio, poi, vi aspetta al  telefono o sul web per rispondere ai vostri dubbi

di Cinzia Testa  - 03 Maggio 2012
 

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GLI ESPERTI  

Donna Moderna dedica maggio all’acidità di stomaco e al reflusso in collaborazione con l’Unità operativa di gastroenterologia dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, diretta dal professor Pier Alberto Testoni (nella foto è al centro, con la sua équipe).

Gli esperti rispondono alle lettrici lunedì, martedì e venerdì, dalle 13 alle 15, allo 0226436846.

Da questo mese potete anche chattare con il professor Testoni e la sua équipe collegandovi a ty.donnamoderna.com/meseprevenzione.

Ultima possibilità: mandare un’email a dispepsia_gastro@hsr.it.

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Almeno due donne su cinque devono fare i conti con bruciori e acidità di stomaco. Sono molte di più degli uomini. La ragione è ancora controversa nel mondo scientifico. Secondo alcuni ricercatori, il tubo digerente femminile è più sensibile perché è composto da un numero elevato di recettori. A parere di altri, invece, dipende dalla vita iperattiva e dalle abitudini scorrette che ormai le italiane conducono molto più dei loro connazionali maschi. Consoliamoci, però. Nella maggior parte dei casi i disturbi sono il segnale di un semplice problema di digestione.

Complice prima di tutto lo stress, che provoca sia una maggiore produzione di acidi gastrici, sia un’iperattività dell’ormone adrenalina che “irrigidisce” le pareti dello stomaco, ma anche l’alimentazione disordinata e il sovrappeso. Tutti questi fattori creano un eccesso di succhi gastrici che “traboccano” e ritornano verso la gola, causando l’acidità e il bruciore.

«Se il bruciore e l’acidità sono presenti, anche in modo discontinuo, da almeno tre mesi e in più ci sono tosse soprattutto di notte, mal di gola al mattino e voce roca, allora si può trattare di reflusso gastroesofageo, una malattia di solito causata da un cattivo funzionamento della valvola tra esofago e stomaco» spiega Pier Alberto Testoni, direttore dell’Unità operativa di gastroenterologia, Istituto scientifico san Raffaele di Milano. Se invece il bruciore disturba solo ogni tanto, si può risolvere con piccoli accorgimenti e usando i medicinali giusti.

 
I rimedi e i cibi tampone
«Fondamentale lo stile di vita» aggiunge il professor Testoni. «Le crisi spesso spariscono semplicemente evitando sigarette e abbuffate». L’ideale è mangiare leggero e limitare i nemici dello stomaco. E per concedersi ogni tanto qualche sfizio, basta usare qualche trucco furbo. Per esempio, se in tavola c’è il fritto misto, si può accompagnare a finocchi crudi che aiutano la digestione. Alla carne alla piastra, invece, va tolta la parte bruciacchiata perché dà fastidio allo stomaco. Mentre per mitigare l’effetto di un piatto piccante l’ideale sono le patate lesse, che hanno un effetto tampone. Infine il vino: meglio il rosso, solo un bicchiere, da bere a piccoli sorsi lungo tutto il pasto.

Per tamponare il bruciore il rimedio d’emergenza è un farmaco antiacido. I più pratici creano una specie di pellicola che protegge la mucosa gastrica(Gaviscon, Riopan). Anche se la maggior parte di questi medicinali si acquista senza ricetta, prima di prenderli è meglio chiedere al farmacista o al medico se si soffre di pressione alta. Quasi tutti infatti contengono il sodio, che può alterare i valori in chi soffre di ipertensione.

Il medico va sentito anche quando i disturbi non migliorano nel giro di una settimana: probabilmente sono già dovuti a blandi episodi di reflusso. «Qui ci vuole una cura più mirata» dice il professor Testoni. «In genere prescriviamo un farmaco della famiglia degli inibitori della pompa protonica ». Questi principi attivi (come omeprazolo, esomeprazolo) bloccano la produzione di acido da parte dello stomaco e tolgono ogni disturbo.

 
Il test per i casi difficili
In un caso su tre, però, anche i farmaci inibitori della pompa protonica non funzionano. Ma oggi si sa perché. Si tratta di reflusso biliare. Secondo i ricercatori, questa particolare forma della malattia dipenderebbe da una forte alterazione nei movimenti dello stomaco e del duodeno a causa del reflusso gastroesofageo, che si ripercuote sul flusso della bile. Così questa sostanza digestiva prodotta dal fegato, anziché defluire verso il duodeno come dovrebbe, spinta dai movimenti errati risale verso l’esofago.

Per diagnosticare questo problema oggi c’è un nuovo test. Si chiama pH-impedenzometria ed è una specie di holter dello stomaco. «Si inserisce nell’esofago un sondino collegato a un piccolo dispositivo, da portare con sé, che per 24 ore registra la presenza, l’andamento e gli effetti di acido e bile sulle pareti dell’esofago» dice l’esperto. Se l’esame accerta che si tratta di reflusso biliare la soluzione sono i farmaci procinetici che migliorano i disturbi, placano l’esagerata motilità dell’apparato gastrico, permettendo alla bile di riprendere il suo percorso normale verso il duodeno.

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