Proteggiamoci dal melanoma 

A giugno i nostri esperti rispondono ai vostri dubbi e danno consigli -- anche in chat sul nostro sito -- a chi vuole difendere la propria pelle da un pericoloso tumore. È importante perché, anche se le cure sono sempre più avanzate, prevenire è vitale

di Cinzia Testa  - 01 Giugno 2012
Credits: 

Maurizio Camagna

 

CHATTA CON GLI ESPERTI

Il melanoma, il più pericoloso tumore della pelle, è sempre più diffuso. Ma oggi ci sono esami per diagnosticarlo precocemente e nuovi farmaci per curare anche le forme più avanzate. Ne parla su Donna Moderna una grande équipe: quella del Melanoma cancer center dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, diretto dal dottor Alessandro Testori (al centro nella foto insieme alla sua équipe). Se avete dubbi o domande, per tutto il mese di giugno potete chattare con i nostri esperti lunedì, mercoledì e giovedì dalle 12 alle 14 (dalle 12 alle 15 potete anche chiamarli al numero 0257489958).

Oppure potete scrivere un'email a divisione.melanomiesarcomi@ieo.it.

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La lotta al melanoma si fa sempre più serrata. Negli ultimi dieci anni il numero  di casi è raddoppiato, toccando la quota di addirittura 7.000 diagnosi all’anno.  Fortunatamente, grazie a recenti studi che hanno chiarito i meccanismi alla base  della malattia, sono stati messi a punto nuovi farmaci efficaci anche per le  forme avanzate di questo pericoloso tumore. In pratica, si è scoperto che il  melanoma si forma e a cresce perché nel nostro organismo si creano blocchi che  impediscono alle difese di reagire.

«Oggi siamo anche in grado di fare diagnosi  precise, con una percentuale di guarigione pressoché totale se la malattia viene  scoperta nelle fasi iniziali» spiega Alessandro Testori, direttore della  divisione melanomi e sarcomi muscolo-cutanei dell’Istituto Europeo di Oncologia  di Milano, il primo centro multispecialistico per la prevenzione e la cura dei  tumori della pelle. «In realtà troppi pazienti arrivano da noi in ritardo,  perché hanno sottovalutato la prevenzione».

Invece non c’è tempo da perdere  tempo se sulla pelle c’è un neo con una forma irregolare simile a quella di  un’isola fotografata dall’alto, di colore nero intenso oppure variegato dal  marrone al nero al grigio, con margini netti tra cute scura e cute normale,  controllando se le sue dimensioni sono aumentate nell’arco di pochi mesi.  Inoltre si sa bene che è a rischio chi ha la carnagione chiara, i capelli biondi  o rossi, si è scottato al sole in modo importante almeno tre volte prima dei 20  anni, ha molti nei sul corpo e ha già avuto un familiare con la stessa malattia.  «In questi casi basta una visita annuale e un autoesame dei nei ogni sei mesi»  consiglia il professor Testori. «Per tutti, invece, vale il consiglio di fare  almeno un controllo tra i 40 a i 50 anni».

   

Le tre regole al sole

Le ricerche  dicono che il sole, preso con le dovute cautele, non è un nemico. Anzi i raggi  solari stimolano la produzione di vitamina D, che sembra ridurre il rischio di  ricadute del melanoma. L’importante è adottare alcune regole fondamentali.  Primo: usare le creme protettive. Solo una persona su tre le mette anche dopo il  secondo giorno di vacanza. Ora in farmacia c’è una nuova linea di solari  (Idisole immuno- Protection) a base di nicotinammide, tè verde e altre sostanze  antiossidanti che aiutano le cellule a potenziare i naturali meccanismi di  difesa contro i raggi solari. Seconda regola: se i bambini rimangono in spiaggia  dopo le 11 è meglio usare i cappellini e le magliette anti uv che riescono a  filtrare i raggi anche quando il tessuto è bagnato.

Infine, attenzione alla lampade solari.

La chirurgia va dritta al punto
In caso di melanoma, la cura è sempre chirurgica ma, rispetto a qualche anno fa, ci sono stati grandi cambiamenti. «Oggi, grazie all’esame con il microscopio laser confocale siamo in grado di delineare l’architettura del melanoma» spiega il professor Testori. «E, grazie all’esame istologico, sappiamo quanto è profondo, se ha delle ulcerazioni e se è composto da cellule particolarmente attive». Ecco che allora un tumore superficiale e di una dimensione inferiore al millimetro viene asportato con l’intervento e, se è molto piccolo, non richiede neppure i punti di sutura.

Quando invece c’è il dubbio che il tumore sia a rischio, come quando è più profondo, bisogna fare la biopsia al linfonodo sentinella. Se contiene delle cellule maligne, cioè se è già stato aggredito dal melanoma, il chirurgo rimuove anche gli altri linfonodi della stessa area, in modo di ridurre il pericolo che la malattia si diffonda nell’organismo.
 

I farmaci per i casi difficili
Negli ultimi 30 anni, di fronte a un tumore in stadio molto avanzato, la soluzione è sempre stata la stessa: uno o più cicli di chemioterapia che, però, non riuscivano a sconfiggere la malattia. Adesso, invece, sono finalmente in fase di approvazione da parte dall’Aifa, l’ente italiano che regola il commercio dei farmaci, dei nuovi medicinali con meccanismi d’azione rivoluzionari.

«Uno di questi è l’Ipilimumab, in grado di “sbloccare” il sistema immunitario che, così, può tornare a combattere le cellule tumorali» spiega il dottor Testori. La speranza è che con questa cura il melanoma si trasformi in una malattia cronica con la quale convivere.

«Promettono bene anche le terapie con i cosiddetti inibitori dei geni B-Raf e C-Kit» dice Pier Francesco Ferrucci, oncologo dell’équipe. «Bloccano il processo che stimola continuamente la crescita del tumore. Di conseguenza le cellule malate “muoiono” e la malattia regredisce». Si tratta comunque di medicinali indicati per i pazienti con una forma metastatica, cioè che si è già diffusa in altre parti dell’organismo. Attualmente le due terapie vengono prescritte con un iter speciale o all’interno degli studi clinici nei centri specializzati: per avere gli indirizzi potete cliccare su www.melanomaimi.it.

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