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In mountain bike è subito avventura 

Con la bici giusta, in un attimo sei via da tutto. Puoi arrampicarti o solo farti un giro, ma una cosa è certa: ti divertirai. Come Eva Lechner, che a ogni uscita ritrova il fascino delle ruote “off road”

di Barbara Rachetti  - 12 Agosto 2010
Credits: 

Stefano Dondi

 

A un passo da casa sua, una manciata di tornanti e ti trovi in paradiso. Le Dolomiti si stagliano sopra Appiano con centinaia di percorsi, un reticolo magico di strade bianche, sentieri e acciottolati. La via di fuga dal traffico, dalla routine, da tutto. Difficile resistere alla tentazione di inforcare le due ruote e scappare via. Così è stato anche per Eva Lechner, ragazza di montagna, abituata ai sassi, al fango e ai dislivelli. Ha iniziato a pedalare a 15 anni e oggi, che ne ha 24, è diventata la regina della mountain bike nostrana: campionessa italiana di marathon e mondiale di cross country.  

Le emozioni della natura

Specialità con chilometraggi e regole diverse, ma una cosa non cambia mai e continua a farle girare i piedi: la passione per questo sport. «Uscire in mountain bike vuol dire regalarsi un’avventura a portata di mano, anche appena fuori dalla città: basta una ciclabile, un lungolago o anche solo un sentiero nel parco sotto casa per assicurarsi il divertimento» racconta Eva. «La grande forza della bici con le marce è la stessa di 30 anni fa, quando Gary Fisher, il suo inventore, con un prototipo pesante e ingombrante abbandonò i tornanti, i pericoli e gli insulti degli automobilisti, per arrampicarsi sui sentieri dietro casa sua. I telai, i cambi e i freni da allora ne hanno fatta di strada. Ma la sensazione di possedere le chiavi della montagna è sempre la stessa, e come me la provano tutti i biker: lasciarsi alle spalle il nastro d’asfalto per infilarsi nel verde, ogni volta è una sfida». E l’emozione di un privilegio. «Accorgersi che esiste ancora il silenzio e vivere l’ebbrezza di una discesa avvolti dal profumo del bosco sono piaceri rari, a cui è difficile rinunciare» precisa la campionessa.

Il piacere della sfida

Sarà anche per questo che gli appassionati delle due ruote fuoristrada in Italia sono 10 milioni. Un popolo che ha i suoi raduni, le sue piccole e grandi gare, tutto un bagaglio di attrezzatura e di ricordi avventurosi che ogni volta si portano dietro. Gente che vive per l’uscita domenicale fuoriporta. E di cui le donne sono quasi la metà. «Con la mountain bike la gita in bici ha smesso di essere come la partita di calcio: una riserva maschile» spiega Eva. «È diventata uno sport popolarissimo tra le ragazze, perché per scalare i sentieri non servono solo i muscoli. Bisogna essere leggere sui pedali, avere fiato, usare molto le braccia e le mani, prendere decisioni rapide e mettere a frutto la tecnica. E in questo noi donne siamo bravissime». Non a caso Eva è estremamente eclettica: passa con la disinvoltura di un’atleta navigata dalle gare di cross country, 45 chilometri in circuiti da 8 tra salite, discese e salti, al ciclocross, specialità in cui si sta cimentando da poco, con percorsi in cui la bici finisce anche sulle spalle. Fino a quell’autentica “pazzia” dei biker che è la marathon: più di 100 chilometri a spasso (si fa per dire) per pendii, valli e cime. Come la grande sfida che l’attende il 26 giugno tra il Montello e il Collalto, in provincia di Treviso: i Campionati Europei di Mountain Bike Marathon, 116 chilometri con un dislivello totale di 2.690 metri

Il gusto del gioco

A guardarla, con la coda che sventola dal casco e gli occhi azzurri da creatura del bosco, ci si chiede come possa riuscirci. Eppure, ore e ore in sella (ma senza calli, grazie a materiali ad hoc per le donne) le hanno forgiato muscoli affuscolati e potenti. E anche belli. «Le ragazze sono funamboliche: sembra che con la bici ci giochino, tanto sono aggraziate. Persino nelle gare più dure» precisa Eva. C’è da crederle. Se la bici non fosse anche un gioco, non potrebbe restare la sua inseparabile compagna d’avventura.

Acrobazie come al luna park

Dislivelli fino a 3.000 metri, discese a 50 chilometri orari, salti e atterraggi. Un percorso di mountain bike è come un gigantesco luna park, ma bisogna andarci preparati. Eva si allena “a secco” con il rullo, per acquisire velocità negli scatti; corre in salita per fare il fiato, fondamentale nell’affrontare le montagne; si dedica allo stretching per migliorare l’elasticità dei muscoli, requisito numero uno per ammortizzare i colpi. E tanto per non smettere mai di divertirsi, ogni scusa è buona per arrampicarsi. Come lo scivolo di un parco giochi, ghiotta occasione per lanciarsi in acrobazie e mettere alla prova l’equilibrio.

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