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Nuove cure per cuori che corrono troppo 

Quando il battito cardiaco impazzisce va fermato. E negli ospedali italiani sono arrivati apparecchi hi-tech per guarire o tenere sotto controllo anche le forme di aritmia più gravi

di Laura D'Orsi  - 26 Luglio 2010
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Buone notizie per chi ha problemi di aritmie cardiache. La fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo con cui devono fare i conti 250 mila italiani, ora si può bloccare con una tecnica che usa il freddo. Mentre l’angelo custode di chi è a rischio di fibrillazione ventricolare, e quindi di arresto cardiaco, è un nuovo defibrillatore ultratecnologico che si usa a casa e segnala quando qualcosa non va collegandosi direttamente via telematica al centro medico di riferimento. Entrambe sono già in uso in vari ospedali. Per informazioni si può chiamare l’Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione (tel. 0642020412).

La terapia che viene dal freddo

La fibrillazione atriale è un’anomalia del ritmo che riguarda gli atri superiori, la parte del cuore dove
alcune cellule specializzate mandano gli impulsi elettrici che regolano le contrazioni cardiache. Se queste cellule impazziscono si crea il problema e nei casi più gravi bisogna intervenire chirurgicamente per neutralizzarle. Ora c’è una nuova tecnica soft: dimezza i tempi dell’intervento e permette una ripresa più rapida.

Anche per gli anziani. «Come l’operazione tradizionale (la termoablazione) la crioterapia passa dall’inguine, ma effettua una cicatrizzazione più superficiale. È quindi meno dolorosa e con meno
effetti collaterali» spiega Claudio Tondo, coordinatore dell’Area aritmologia del Centro cardiologico
Monzino di Milano (tel. 0258002340), il primo ospedale in Italia ad aver eseguito l’intervento.
«Attraverso l’arteria femorale si fa risalire fino al cuore un catetere con un palloncino nel quale viene
iniettato il liquido refrigerante». La crioterapia va bene anche per bambini e anziani. Ma solo se gli
episodi di fibrillazione sono al massimo un paio al mese.

L’apparecchio ultratecnologico

La fibrillazione ventricolare è l’aritmia più pericolosa perché può provocare la morte improvvisa. A un certo punto il ritmo cardiaco “impazzisce” e il cuore non riesce più a far circolare il sangue.
«In questi casi la soluzione salvavita è impiantare sottocute un defibrillatore» spiega Michele Gulizia, presidente nazionale dell’Aiac e direttore della Divisione di cardiologia dell’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania. «Questo tiene sotto controllo il battito cardiaco e, se avverte un’anomalia, invia una forte scossa elettrica che fa ripartire il cuore».
Una sentinella a casa. Ora c’è un apparecchio hi-tech collegabile con una tecnologia senza fili al
defibrillatore, per controllare che funzioni sempre al meglio. Si tiene in casa e, se c’è qualche anomalia del cuore malato, è in grado di allertare immediatamente via internet il centro cardiologico. È una sicurezza in più anche per il paziente perché tramite una specie di semaforo segnala se va tutto bene. Se c’è qualche problema, come la batteria che sta per scaricarsi, si accende una luce gialla. Se occorre farsi visitare con urgenza, appare il rosso.

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