Un appello al padre 

Il sintomo anoressico-bulimico è spesso il frutto della mancata attenzione da parte del padre e delle eccessive cure ricevute dalla madre

di Fabiola De Clercq  - 10 Novembre 2010
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Il mio contributo è l’effetto dell’osservazione di quello che avviene all’interno dello straordinario osservatorio che l’ABA rappresenta nel campo del disagio anoressico-bulimico.
 
La questione del padre è forse l’aspetto più difficile da affrontare perché il padre è spesso l’ultima figura ad apparire nella nostra istituzione.
 
È la figlia infatti che per prima di solito si rivolge all’ABA. Spesso è accompagnata dalla madre, che rimane in sala d’attesa.
Per lei, sua figlia è la causa della sofferenza di una famiglia un tempo perfetta, ma ora ridotta a sfondo di un teatro in cui il padre rimane nascosto tra le quinte.
 
L’educazione, il controllo dei figli, nei casi che osserviamo, è delegata in tutto e per tutto alla madre che se ne fa carico in modo a volte eccessivo.
 
La figlia è quindi considerata una sua estensione: di lei sa tutto, anticipa ogni suo bisogno. Sono fuse e confuse l’una nell’altra, vittima e carceriere, prigioniere entrambe di una relazione troppo stretta.
 
È così che si scopre che questo direttore d’orchestra spesso, senza saperlo, ha tagliato fuori da sempre il suo partner, il padre, dalla conduzione della famiglia e dalla coppia.
 
L’uomo che ha scelto e che l’ha scelta, che un tempo l’ha corteggiata, amata, sposata, colui che lei stessa ha amato, preso come compagno di vita, è diventato una figura sbiadita, immobile, ridotto a parte di una scenografia.
 
La coppia di oggi è quella formata dalla madre e dalla figlia.
 
È naturale che un bambino cerchi ad ogni costo di garantirsi tutta l’attenzione della madre per poi, raggiunto l’obiettivo, sentirsi in colpa per esserci riuscito.
Spesso non gli rimane che riconquistare il genitore trascurato e dimenticato e ricominciare il gioco all’infinito.
 
Credo che, se il mestiere del bambino è quello di conquistare tutta l’attenzione di uno dei genitori, il compito dei genitori sia quello di sottrarsi a queste manovre dando priorità alla coppia e, nello stesso tempo, rassicurare il bambino mostrandogli tutto l’affetto di cui ha bisogno per nutrirsi, crescere e separarsi dai genitori.
 
Quando la coppia è debole, quando si delinea un vuoto al suo interno, il bambino vi si annida con il consenso della madre e la complicità del padre, i quali, in nome del “ruolo di genitori”, risolvono la loro inconsistenza di coppia.
 
Per questa ragione sentiamo figlie e genitori raccontare candidamente di dormire da sempre nello stesso letto. Talvolta è il padre che si rassegna a trasferirsi sul divano.
 
Il sintomo bulimico-anoressico fa la sua comparsa anche come tentativo di rettificare, mettere ordine in questa anomalia. Per richiamare l’attenzione del padre, ricordargli che può e deve svolgere la sua funzione di compagno della madre.

 

Fabiola De Clercq - Fondatrice e Presidente ABA

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