La paura di non farcela 

Districate tra mille impegni (casa, lavoro, partner, figli, vita sociale...), noi donne siamo spesso attanagliate dalla paura di non farcela. Da dove arriva? Ne parliamo con lo psicoanalista

di Alessandra Montelli
Credits: 

Fotolia

 

Abbiamo rivolto al prof Roberto Pani, psicoanalisita a Bologna, alcune domande sulla paura di non farcela, che tanto accomuna noi donne.

Perchè spesso noi donne siamo attanagliate dalla paura di non farcela?
Nel mio lavoro d’ascolto psicoanalitico, effettivamente sento spesso che la donna è colta da attacchi di ansia, perché percepisce la propria vita come se non riuscisse a gestirla. Come se si trovasse di fronte a compiti molto più grandi di lei: troppo impegnativi, troppo difficili, troppo dispersivi, e che richiedono una capacità d’organizzazione che lei non sente di avere. In questo turbinio di impegni le donne si sentono spesso molto sole, perchè non sempre sono comprese da mariti, figli, datori di lavoro e perfino dalle amiche, che a volte si rivelano un po' invidiose per dei successi raggiunti.

Perchè la paura di non farcela ci colpisce anche quando riusciamo a portare a termine i nostri compiti?
Sembra che essere riuscite con successo a completare quel che ci si era prefisso sia spesso percepito come una sorpresa tanto gradita quanto ancora più responsabilizzante: è come se alcune donne dicessero a se stesse "allora ce la faccio, allora posso farcela, ma non per sempre … e poi adesso sono stata coinvolta e non riesco più ad uscirne, che guaio …mi sento soffocare, vorrei tornare indietro, ma ormai ho dimostrato che posso riuscirci e non posso più tornare indietro …." Un po' come dire: Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala...! Ben mi sta!"

Perchè entriamo in confusione se qualcosa va storto?
Perché sembra che sia la prova attesa della propria incapacità: da un lato addolora e conferma l’angoscia, ma dall’altro lato si è quasi consolati perché diventa una conferma che non si può andare avanti così e bisogna prendere provvedimenti per rinunciare, per tirarsi indietro, per fuggire o evitare la situazione responsabilizzante.

Perchè non riusciamo a essere lucide verso noi stesse, ma diventiamo il peggior censore di noi stesse?
Perchè gli interlocutori interiori (della cui esistenza non sempre ci accorgiamo, dato che sono inconsci), ci svalorizzano più o meno fortemente: essi sono eredità del passato, cioè derivano da esperienze emotive, teatri della mente, contesti situazionali, lampi fotografici che rimangono impressi. Hanno la forza di lasciare emozioni, odori, colori, suoni, atmosfere dipinte dentro di noi, che, a volte, sono di per sè banali e non necessariamente traumatiche, ma si sono costruite sommandosi tra loro ed integrandosi.
Si traducono alla fine in personaggi che da una parte ci valorizzano, ma spesso ci condannano, ci rendono indegni, vergognosi, timidi e insicuri. Il nostro Ego, desideroso di realizzare i nostri desideri, si sente afflitto e non riesce sufficientemente a gestire la situazione che ci angoscia. Il nostro Ego è l’equivalente psichico del nostro SNC (Sistema Nervoso Centrale che presiede alla maggior parte della nostre funzioni somatopsichiche).

C'è qualche rimedio pratico, per rassicurarci? Per dirci: "ce la faccio, ce la sto facendo, non devo entrare in ansia!"?
Tener conto di questo che sto dicendo dovrebbe in parte ad aiutarsi a calmarci, nel senso di non ingorgarsi di ansia, come annegare, confonderci, non respirare bene e non dormire bene ed essere sempre nervosi.
Certo, le donne per tradizione socio-culturali sono spesso più penalizzate rispetto a un "padre padrone" così immaginato, ma mi pare che il modo su queso piano stia sufficientemente cambiando per loro e l’evoluzione sembra oggi essere importante. Parlo sempre al plurale, perchè questo problema è anche dei maschi e non solo al femminile: dirò di più, oggi ci sono molte donne che per difendersi da questi vissuti di obbedienza passiva, di giudizio continuo da parte del marito, del datore di lavoro e perfino dai figli e dalle faccende domestiche, si sono a tal punto comprensibilmente ribellate e sono addirittura diventante a loro volte caratterialmente castranti e minacciose. Nemmeno questo mi sembra una buona idea perché non aiuta i rapporti uomo-donna.

Inutile ricordare che spesso mettersi in discussione aiuta ad elaborare e migliorare.


Si ringrazia il Professore Roberto Pani, psicoanalista, e docente di Psicologia all'Università di Bologna.

La paura di non farcela è una delle tue paranoie? Parlane nel forum Zero Paranoie.

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
salute/paura-di-non-farcela$$$La paura di non farcela
Mi Piace
Tweet