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La pillola che cura il tumore al polmone 

Finalmente un farmaco che ferma anche le forme della malattia resistenti alla chemioterapia. Funziona e basta prendere una compressa al giorno

di Cinzia Testa  - 14 Luglio 2010
 

È appena arrivato un nuovo farmaco rivoluzionario per una delle forme più frequenti di tumore al polmone, che finora aveva poche possibilità di cura. Il principio attivo è il gefitinib (il nome commerciale è Iressa) ed è in grado di fermare la malattia anche quando non risponde alla chemioterapia classica. In due pazienti su dieci infatti le cellule malate sono diverse dalle normali cellule cancerogene. Perché hanno una proteina alterata da un gene con un nome impronunciabile: Egfr. «Gli studi hanno dimostrato che con gefitinib la massa tumorale regredisce in oltre sette casi su dieci» dice uno dei medici che hanno studiato il farmaco: Giorgio Scagliotti, responsabile del reparto di oncologia polmonare all’azienda ospedaliera universitaria S. Luigi Gonzaga di Orbassano (To). «Con la chemioterapia invece si ottiene una risposta positiva al massimo in quattro casi su dieci».

Nel cuore delle cellule
Il nuovo farmaco è stato definito una “pallottola intelligente”. Infatti è in grado di intervenire sull’attività scatenata dalla proteina alterata, perché riesce a penetrare dentro la cellula senza essere identificato come “corpo estraneo”, e a disattivarla. In pratica, impedisce alle cellule cancerogene di comunicare con quelle sane e di farle ammalare a loro volta. «In questo modo il tumore non cresce e non si diffonde ad altre zone del corpo» aggiunge il professor Scagliotti. Ma non solo. Gefitinib frena l’angiogenesi, cioè la crescita di nuovi vasi sanguigni, indispensabili per mantenere vitale il tumore. Che, senza “nutrimento”, inizia man mano a regredire.

Un test infallibile

Gli studi hanno visto che nella maggior parte dei casi le donne si ammalano proprio di questa forma di tumore e questo perché l’alterazione genetica è molto più frequente nel sesso femminile.
Per fare una diagnosi precisa ora c’è un test specifico. «Nel corso della broncoscopia diagnostica, un
esame che viene sempre effettuato per delineare l’identikit del tumore, si esegue una biopsia» interviene il professor Scagliotti. «Il campione di tessuto prelevato viene quindi analizzato con attrezzature sofisticate e dice se c’è o no la mutazione genetica».
L’analisi viene già eseguita nei principali centri universitari specializzati nella cura del tumore del polmone.
L’elenco si può trovare sul sito www.aimac.it. In più, è da poco attivo il sito internet www.egfrfastnet.it che mette man mano on line tutti i laboratori che eseguono il test.

L’ospedale non serve
Gefitinib è in compresse e se ne assume una al giorno. «In questo modo la terapia si può seguire tranquillamente a casa» dice il professor Scagliotti. «Un vantaggio non da poco anche dal punto di vista psicologico. Non dimentichiamoci invece che nel caso della chemioterapia è necessario ogni volta stare circa una giornata in ospedale». Bisogna solo fare periodicamente degli esami per ribilanciare la terapia. «La cura è personalizzata » conclude il professor Scagliotti.
«Non ci sono cicli standard come per la chemio. È l’oncologo che decide in base ai miglioramenti». Pochi anche gli effetti collaterali. I più frequenti sono degli sfoghi sulla pelle che si risolvono con creme lenitive, e crisi di diarrea che si tengono sotto controllo con i farmaci

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