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Placebo: smentita la sua "inattività" 

Secondo uno studio dell'Università di San Diego, i placebo sarebbero tutt'altro che inattivi e non agirebbero per suggestione psicologica. Avrebbero invece un ruolo positivo (o negativo) sul corpo.

di Alessandra Montelli
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Confutata la tesi secondo la quale il placebo agisce solo per un effetto di suggestione psicologica sul paziente.

Fino a ieri in medicina vigeva l’assioma che sosteneva l”inattività” del placebo, cioè che fosse completamente privo di principi attivi. Ma che fosse composto, come si direbbe nel gergo popolare, da “acqua fresca”, in modo da influenzare il paziente nel portare a termine la cura, e così guarire; e nello stesso tempo non esercitare alcun effetto reale sul corpo.

Oggi si è scoperto che i farmaci placebo sono tutt’altro che inattivi. La rivelazione arriva da uno studio condotto dal gruppo della dottoressa Beatrice Golomb dell'Università di San Diego che ha analizzato ben 167 test clinici su farmaci pubblicati su riviste scientifiche prestigiose ed affidabili. Le ricerche hanno portato alla tesi che in molti casi il placebo usato nei test scientifici sui farmaci è in grado di produrre qualche effetto fisico sull'organismo. I dati sono pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Annals of Internal Medicine.

Un esempio dell’attività del placebo è dato dai test sui farmaci per il cuore. Prima che un farmaco entri in commercio deve superare una serie di sperimentazioni cliniche, svolte su pazienti volontari. I test prevedono che il farmaco sia confrontato con la sostanza inerte, cioè totalmente inefficace, che è appunto il placebo. A due gruppi differenti di pazienti vengono somministrati due farmaci: sia il placebo che il farmaco vero e proprio. Ciò all’insaputa sia dei volontari che degli sperimentatori stessi.

Ebbene, nelle sperimentazioni di farmaci per il cuore, l’olio d'oliva o di semi sono stati spesso usati come placebo, spiega la dottoressa Golomb alla Reuters online.

Ma oggi si sa che l'olio riduce il colesterolo cattivo e quindi, da un lato potrebbe aver influenzato positivamente la cura del cuore, ma dall’altro lato potrebbe aver sottostimato il potere curativo del farmaco da testare.

In altri termini, se la sostanza placebo, usata in un test clinico per testare l'efficacia di un farmaco, è scelta male, questi test potrebbero dare risultati ingannevoli, proprio a causa del placebo.

Ma non finisce qui: il problema, sottolinea Golomb, “è che non ci sono regole, nessuno stabilisce quale placebo bisogna usare e quale no, e per di più in meno di una sperimentazione su 10 (8%) le case farmaceutiche rendono nota l'identità del placebo usato per svolgerlo”.

Secondo i medici, autori della "rivoluzionaria" ricerca sui placebo, il rischio per la salute consiste nel fatto che una scelta sbagliata del placebo stesso potrebbe portare avanti terapie inefficaci e non riconoscere quelle efficaci.

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