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Protesi difettose: allarme dalla Francia 

Le protesi prodotte dall'azienda francese Poly Implant Prothèse si rompono facilmente e devono essere sostituite. Il Ministro francese della Salute lancia l'allarme in Europa e USA

di Neva Ganzerla  - 30 Settembre 2010
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L'azienda Poly Implant Prothèse (PIP), la maggior produttrice francese di protesi e la quarta nel mondo, è sotto inchiesta per aver impiegato silicone non autorizzato per la realizzazione di impianti mammari.
 
Dal 2001, le protesi PIP sono state utilizzate su oltre 30 mila donne. Circa 500 di esse ne hanno subito la rottura e si sono dovute sottoporre d'urgenza ad esami clinici e alla sostituzione degli impianti.
 
Per il momento non è ancora chiaro se il silicone non autorizzato possa causare reazioni allergiche o tossiche; l'Associazione Britannica di Chirurgia Estetica afferma che, per fortuna, non ci sono rischi evidenti di fuoriuscita di materiale dalla protesi.
 
Le donne francesi danneggiate dalla rottura degli impianti mammari difettosi riceveranno dallo Stato il rimborso di tutte le spese mediche necessarie per rimuovere le protesi a marchio PIP, mentre le pazienti oncologiche (il 20 per cento del totale) potranno sottoporsi nuovamente all'intervento di mastoplastica additiva senza ulteriori costi.
 
Non è la prima volta che la PIP finisce sotto inchiesta giudiziaria. Già nel 2000 infatti, la Food and Drugs Administration aveva riscontrato dei problemi nella linea di produzione delle protesi.
Al momento la società è in stato liquidazione giudiziaria e il sito web è stato oscurato.
Il Ministro francese della Salute, Roselyne Banchelot, ha assicurato che tutte le donne vittime di questa frode saranno tutelate dallo Stato.
 
“La Poly Implant Prothèse distribuisce anche nel nostro Paese, ci sono possibili ripercussioni, ma meglio evitare allarmismi”, avverte il professor Andrea Grisotti, presidente della Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.
 
Si stima che le protesi importate in Italia non siano più di 500 l'anno, è bene quindi che ogni donna operata al seno dal 2001 ad oggi si metta in contatto con il proprio chirurgo per accertare la provenienza delle protesi impiantate e, se necessario, prendere provvedimenti rapidi.
 
Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha rivolto un appello ai medici, chiedendo di muoversi in prima persona nella ricerca delle protesi difettose già impiantate: "In Italia, fino a quando non sarà approvata la legge che introduce il registro delle protesi, non sarà possibile rintracciare le donne che hanno subito un intervento di questo tipo e non sarà possibile sapere che tipo di protesi hanno".
Si spera quindi che il DDL che introduce il registro delle protesi e che nega gli interventi alle minorenni, passi velocemente l'esame della conferenza Stato Regioni e venga definitivamente approvato e reso operativo.

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