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Probiotici: dalla parte del consumatore 

Un documento ministeriale appena emesso dalla Commissione Unica per Dietetica e la Nutrizione spiega come devono essere composti i probiotici, e cosa deve essere riportato sull'etichetta della confezione.

di Alessandra Montelli

Il 21 ottobre 2011 la Commissione Unica per la Dietetica e la Nutrizione del Ministero della Salute ha pubblicato un documento ufficiale sulla revisioni dei probiotici.

Si tratta di linee guida utili al consumatore, e che devono essere rispettate dalle aziende di produzione per garantire una maggiore salubrità dei probiotici stessi.
Partiamo dall’indicazione d'uso che deve essere riportata sulla confezione: "Alimento che favorisce l’equilibrio della flora intestinale".
Proseguiamo con la definizione: si tratta di integratori alimentari contenenti microrganismi (batteri e/o lieviti) probiotici, che riequilibrano la flora dell’intestino.
Il documento ministeriale analizza le caratteristiche che i microrganismi devono rispettare:
- essere tradizionalmente usati per l’integrazione della microflora intestinale dell’uomo
- essere sicuri per l’impiego nell’uomo;
- non devono portare alla resistenza agli antibiotici.
- essere attivi e vitali a livello intestinale in quantità tale da persistere e moltiplicarsi nell’intestino.

Per quanto riguarda le quantità dei microrganismi dei probiotici, il documento ministeriale sulla sanità alimentare sottolinea l’esigenza di garantire al consumatore al termine della “cura” una quantità di cellule microbiche vive almeno pari ai valori dichiarati in etichetta. Le indicazioni in etichetta devono riferirsi alla quantità minima garantita, nelle condizioni di conservazione indicate, alla fine dell'assunzione.

In termini di sicurezza dei probiotici, il documento non prevede ulteriori caratterizzazioni per ogni singolo ceppo di microrganismi che appartengano a specie, le cui proprietà sono già conosciute al livello scientifico.

Unica eccezione riguarda la determinazione dei microrganismi che potrebbero condurre alle resistenza agli antibiotici: in questo caso, ogni singolo ceppo microbico sarà analizzato al fine di escludere la presenza di antibiotico-resistenze acquisite e anche solo potenzialmente
trasmissibili.

(Fonti Ministero della Salute)

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