Che cos'è la resilienza? 

In fisica, la resilienza è la proprietà che hanno i metalli di tornare alla loro forma iniziale. Nella vita, è una risorsa psicologica che ha a che fare con la forza d'animo. Cerchiamo di capirne un po' di più

di Alessandra Montelli
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Secondo la fisica, la resilienza è la proprietà che hanno i metalli di tornare alla loro forma iniziale. Nietzsche aveva reso il concetto in un celebre aforisma: “tutto ciò che non mi fa morire mi rende più forte”.

Persino nel linguaggio comune, la resilienza ha acquistato una notevole rilevanza, tanto che se ne fa un grande uso: in ingegneria si riferisce ad una materia che ha la capacità di non spezzarsi, in informatica indica la capacità di resistere all’usura dei servizi che sono erogati, in biologia si riferisce al tessuto che ha la capacità di auto-ripararsi, nella biotecnologia medica concerne la capacità delle protesi di adattarsi al corpo umano, in geriatria enfatizza come certi anziani molto malati abbiano la capacità di recupero inaspettato, rispondendo ottimamente ad alcune cure.

E in psicoterapia cosa vuol dire?

Secondo lo psicoanalista Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, «ci troviamo di fronte a pazienti la cui vita psichica è spesso devastata: lo psicoterapeuta dovrebbe cercare di individuare “i luoghi della psiche” in cui esistono alcune risorse psichiche che potrebbero essere trasformate in atti e comportamenti virtuosi. Mi permetto di citare un caso clinico: una giovane donna dichiara di voler farla finita perché è stata abbandonata da un uomo che amava molto, e dal quale è stata delusa, offesa, umiliata e abbandonata. La sua autostima è ridotta quasi a zero, è un po’ autolesiva, pessimista, sfiduciata. Oltre a rifiutare ogni tipo di aiuto che le viene offerto».

Lo psicoterapeuta si accorge di essere oggetto di un certo interesse e passione da parte di quella paziente. Si accorge cioè che in lei vi sono dei bisogni affettivi particolari che girano intorno al fascino intellettuale, alla capacità di essere compresa e di comprendere in generale il mondo.

Tale attaccamento allo psicoterapeuta si chiama transfert e rappresenta la traduzione inconscia, proiettata su di lui, di bisogni emotivi profondi. Ecco allora che la resilienza diventa importante. Lo psicoterapeuta dovrebbe "usare" questa positività di sentimenti per aumentare la vitalità positiva della paziente e aiutarla a spostarla su figure maschili che appaiono alternative assai positive.

La paziente comincia così a sentirsi sempre più accolta e valorizzata ed è come se dicesse: "se sono apprezzata dallo psicoterapeuta posso forse essere apprezzata anche da qualcun altro".

«La figura dello psicoterapeuta diventa un intercettatore, un catalizzatore di sentimenti positivi che devono essere utilizzati per costruire nuove storie positive - spiega il dottor Pani - Resilienza significa usare un difetto per mostrarlo alla persona come caratteristica di quella persona stessa, e incoraggiarla a valorizzarla come cosa propria e specifica e portarla alla creatività e autonomia».

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