Rischi della dieta vegetariana 

Escludere totalmante i prodotti animali dalla dieta non è salutare. Meglio seguire una parziale dieta vegetariana che deve costituire l'80% dell'introito alimentare complessivo. Dove per "parziale" si intende includere latte e uova

 - 27 Agosto 2011
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Sono ormai noti i benefici di una dieta ricca di frutta e verdure, ovvero di tutto quello che deriva dall’agricoltura. È stato infatti dimostrato che privilegiare questi alimenti riduce notevolmente il rischio di molte malattie in aumento nel nostro secolo, quali: l’ipertensione, l’obesità, le malattie cardiovascolari (come l’infarto), l’obesità, le malattie neoplastiche intestinali e non solo, tumori al seno.

Una dieta ricca di vegetali favorisce l’apporto di vitamine importanti, sostanze antiossidanti, che potenziano la nostra difesa, intervengono in importanti reazioni molecolari necessarie alle nostre cellule.

Apporta inoltre fibre non assorbibili, che migliorano la motilità e la funzione intestinale, favorendo quindi la progressione della massa fecale e nello stesso modo riducendo la permanenza di eventuali sostanze tossiche nel colon e quindi diminuendo eventuali insulti per neoplasie ecc.
Come ogni cosa, però, le esagerazioni possono non essere sempre convenienti per la nostra salute.

Diverse sono le motivazioni che portano alla completa abolizione della carne dalla dieta: motivi religiosi, etici, o più semplicemente il desiderio di seguire ideologie per identificarsi in qualcosa di strano e diverso. L'argomento è controverso, data la delicatezza della questione. Esulando dall'ambito etico, ci limitiamo a riportare i dati scientifici su possibile carenze.

L’uomo non a caso è all’apice della catena alimentare, e ogni cosa che è nel mondo - se esiste - ha un ruolo. Pertanto demonizzare completamente una dieta a base di carne, che da milioni di anni è stata la principale fonte di nutrimento, non è propriamente salutare.

Raccomandiamo che si tratta di possibili rischi di una dieta spinta all'eccesso e non di allarmismi. Quindi, non si verificano in tutti i casi, ma possono solo in alcuni.

Uno dei Sali minerali in cui i vegetariani potrebbero andare più facilmente incontro a deficit è il ferro.
E' un sale minerale essenziale per la formazione del gruppo eme, necessario al trasporto di ossigeno da parte dei globuli rossi.
È presente in abbondante quantità negli alimenti di origine animale e in minima quantità in vegetali (spinaci ecc.).

Il punto è che non è importante solo la quantità, ma anche il modo in cui il ferro è “presentato” al nostro intestino per essere assorbito. La forma biochimica con cui è presente nella carne è da noi facilmente degradabile e assimilabile, mentre dai vegetali no, e spesso si è portati ad assumere quantità industriali convinti di poter bilanciare e invece non è così, perché il ferro nei vegetali è legato in modo tale da rendere difficile l’assorbimento.

Pertanto se i vegetariani non assumono alimenti animali, quando i loro depositi di ferro si esauriscono possono andare in contro ad anemia sideropenica.
Le donne fertili sono principalmente a rischio a causa delle mensili perdite ematiche con le mestruazioni e sia durante il periodo gravidico o allattamento, condizioni che richiedono un maggior fabbisogno. Pertanto dovrebbero integrare con farmaci, ma perché dover ricorrere a farmaci visto che madre natura ci ha donato la carne? Basterebbe mangiarla 1-2 volte alla settimana, anche in piccole quantità per scongiurare il rischio dell’anemia ferro-carenziale e le sue conseguenze.  

La vitamina B12 è principalmente presente nella carne e in minori quantità nel latte e uova, pertanto i vegetariani più radicali sono più a rischio, mentre quelli che accettano i derivati animale (uova e latte) possono integrare bene.
La vit B12 è  importante per la maturazione degli eritrociti nel midollo osseo e per la formazione della mielina nel midollo spinale (rivestimento delle fibre nervose). Il nostro organismo riesce a depositarla in grandi quantità , che si esauriscono dopo circa un anno e le conseguenze sono oltre all’anemia a deficit di sensibilità, deficit di funzioni nervose periferiche.

Poi ci sono alcuni amminoacidi essenziali che sono presenti nelle uova e sono necessari per la formazione di enzimi neurotrasmettitori e ormoni.
Gli integralisti della dieta vegetariano possono incorrere in deficiti di Calcio e vitamina D, e quindi nel possibile rischio di favorire l'osteoporosi.

Alcuni grassi insaturi sono alcuni lipidi essenziali, che si trovano in alimenti di origine animale (omega 3 per esempio) sono importanti per la formazione di ormoni sessuali, ormoni tissutali e abbondano in tutti gli alimenti di origine animali e nella frutta con guscio (mandorle, noci ecc,). Sono assenti invece nella frutta e verdura.

In conclusione, non si tratta di demonizzare la dieta vegetariana tout-court, ma di informare sui possibili rischi a cui si potrebbe andare incontro se non si osserva un regime equilibrato. E' meglio seguire una parziale dieta vegetaria che deve costituire l’80% dell’alimentazione, ma il resto va compensato con i prodotti animali (latte e uova) che contengono elementi essenziali per il nostro metabolismo.

(Con la consulenza del reparto di Medicina Interna del Presidio Ospedialiero della BAT: Barletta-Andria-Trani)

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