Alla ricerca del punto G 

Gli scienziati dicono che sì, esiste. E
negli Stati Uniti vanno a ruba i giocattoli
per stimolarlo. Ecco tutti i consigli
per una caccia al tesoro molto speciale

di Maria Elena Barnabi  - 18 Agosto 2005

Qualche anno fa una ricerca lo bollò come "Ufo Ginecologico" e da allora del punto G, almeno in Italia, non se ne parla quasi più. Ebbene, prepariamoci. Perché la questione sta tornando di stretta attualità. Negli Stati Uniti, infatti, sono aumentate le vendite dei vibratori con una particolare curvatura, creati apposta per stimolare il punto G. «E poi, al prossimo congresso mondiale sulla sessuologia femminile che si terrà a Las Vegas a fine anno, sarà presentato un volume in cui si descrive con minuzia l'anatomia di questa parte della vagina» racconta il professor Emmanuele A. Jannini, docente di sessuologia medica all'università dell'Aquila, autore di vari studi sull'argomento.

Insomma la scienza non ha dubbi: il punto G esiste. Si tratta di una zona circolare, spugnosa al tatto, localizzata nella parete anteriore della vagina. Per trovarlo, basta inserire un dito fino alla seconda falange per avvertire il piccolo rigonfiamento. Gli scienziati non sanno quale sia la sua funzione da un punto di vista fisiologico, ma sanno che in alcune donne la sua stimolazione prolungata può dare orgasmi molto intensi e profondi. «Ma attenzione: non tutte hanno il punto G» precisa il professor Jannini. «Perché l'anatomia e la sensibilità femminile varia molto da donna a donna.

Alcune poi scoprono di averlo solo dopo anni, magari dopo il parto: il passaggio del bambino infatti può "distendere" i tessuti e quindi portare in superficie questa zona. Ma alcune donne possono non scoprirlo mai: trovare il punto G, bisogna ammetterlo, non è poi così facile. E con un normale rapporto sessuale spesso non viene sollecitato». Ecco perché, consigliano i sessuologi, provare a cercare il proprio punto con l'aiuto del partner può essere un esercizio sessuale molto eccitante. Gli si può chiedere, per esempio, di soffermarsi a lungo con le dita sulla zona in cui dovrebbe essere localizzato il punto G, facendo attenzione a eventuali rigonfiamenti. All'inizio bisogna avere un po' di pazienza: in fin dei conti si tratta di una esplorazione in un terreno nuovo.

Ma che può riservare piacevoli sorprese: secondo le testimonianze riportate nel libro il Punto G di Elmar e Michaela Zadra (edito da Sperling & Kupfer, è una vera e propria raccolta di tutto quel che si sa sul punto G, dalle posizioni agli esercizi, alle tecniche di massaggio), dopo una ventina di minuti il piacere può arrivare a ondate, dando sensazioni mai provate prima. Vale la pena di tentare, no?

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