È l'uomo sbagliato, ma non lo lascia 

Lo stima poco e l'unica intesa con lui è sul sesso. Eppure vuole
questo rapporto che la svilisce perché pensa di non meritare altro

di Gianna Schelotto  - 06 Luglio 2005

Emilia, 28 anni, carina, intelligente, affermata professionalmente, parla del suo compagno come di un nemico. Sa con certezza che non è l’uomo della sua vita e giura che non trova in lui niente di positivo. «Non è bello» dice, «non è simpatico, non è sensibile. Non mi dà sicurezza e se sono incerta, smarrita o triste, so in partenza di non poter contare su di lui». È come se invece di sceglierlo, quel fidanzato lo avesse ereditato da qualche parente dispettoso. Non le piace, non lo stima, ma pensa di non avere alcuna possibilità di cambiare la sua vita e di immaginare un futuro amoroso felice con un uomo più adatto alle sue aspettative.

Malgrado i tanti difetti e il distacco con cui li racconta, Emilia è, nel rapporto, generosa e presente: al suo inaffidabile ragazzo perdona tutto, lo rincorre, lo aiuta, lo lusinga. Questo perché nel sesso sembra vada tutto a meraviglia. Quali che siano gli umori e le situazioni, a letto i rapporti sessuali sono più che soddisfacenti. Gli unici momenti nei quali fra i due tutto va bene sono quelli dell’intimità erotica, che risulta intensa e gratificante. Ma può l’intesa sessuale compensare la scontentezza e la disistima? Com’è possibile che questa giovane donna viva come appagante un rapporto che su altri piani trova incompleto e “sbagliato”?

Parlando di sé, Emilia ammette di essere spesso depressa. In più, fa grandi abbuffate e poi si sente indegna e fallita. Si vergogna e per alleviare il suo senso di inadeguatezza si sforza di fare tutto ciò che pensa gli altri si aspettino da lei. La fame ingovernabile che l’affligge in realtà è un malessere che comprende tutta la sfera emotiva. La bulimia in genere risponde al bisogno di riempirsi, indipendentemente dal piacere, dall’attrazione per un cibo o per l’altro. La vicenda sessuale di Emilia sembra della stessa natura: è come se avesse uno smodato bisogno di fare l’amore indipendentemente dal trasporto, dalla fiducia, dal desiderio e dal rispetto di sé.

La sessualità è un’altra cosa: nasce soprattutto dal desiderio di entrare in comunicazione con l’altro e dalla gioia di trasmettersi reciprocamente fiducia, amore, ammirazione. Forse il ragazzo di Emilia non è davvero sbagliato come lei lo vede, ma è entrato nella spirale di automortificazione che la ragazza ha avviato contro se stessa. La sua attrazione nasce proprio dal fatto che lui, egoista e inaffidabile, le garantisce sofferenza e disistima.

Accade a molte donne che non si vogliono bene di scegliere inconsciamente uomini anaffettivi e freddi, come se avessero bisogno di una conferma del fatto di non meritare l’amore, le attenzioni e la stima di qualcuno. C’è insomma una sotterranea “complicità” fra le donne con bassi livelli di autostima e gli uomini che le maltrattano. Solo quando si renderà conto che le “cattiverie”, reali o presunte, del fidanzato sono funzionali al suo bisogno di farsi del male, Emilia potrà riscattare la sua affettività e dare il giusto senso sia all’amore sia al sesso.

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