Torneranno le marchette? 

di Monica Maggi  - 18 Giugno 2008

Dalle marchette alla legge Merlin.

«A cinquant'anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. E' necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute».

Daniela Santanchè propone la riapertura delle case chiuse, ed è consapevole che la proposta susciterà polemiche. Ma non sarà la prima volta. Cinquant'anni fa, esattamente il 20 settembre 1958, chiudevano definitivamente le circa cinquecento case di tolleranza sparse per la penisola e le isole italiane. Si spalancavano così quelle persiane che erano rimaste inesorabilmente chiuse per quasi un secolo. Chiuse non solo per motivi di decenza, ma in base a una precisa legge del 1888 che obbligava le case di tolleranza a tenere chiuse le persiane con catene interne. Fu la senatrice socialista Lina Merlin ad ottenere questo cambiamento, lei che aveva iniziato la sua battaglia abolizionista nel 1948, sulle orme di Marthe Richard, che era riuscita a far chiudere quelle case in Francia già nel 1946, e sulla base di quanto stabilito dall'ONU del 1947: nessun paese membro doveva ammettere la prostituzione regolamentata e trarne profitto attraverso imposte sugli introiti di quelle case. Anche le case chiuse rispondevano a gusti e possibilità economiche diverse: c'erano quelle in cui si pagava anche solo l'ingresso, dalle dieci alle venti lire, e quelle in cui il cliente erogava la famosa "marchetta", la piastra di rame infilata su un perno in bella vista all'ingresso, da consegnare alla prostituta che veniva poi stipendiata in base al numero di marchette raccolte.

Oggi, siamo ancora qui a discutere di case chiuse.

Nel tempo si sono avvicendate diverse proposte: dalle "colline dell'amore" dell'onorevole Antonio Bruno, passando per l'idea della Federcasalinghe per una "prostituzione autogestita", fino a quella da esercitare all'interno delle case, magari nell'ambito di un esercizio cooperativo. Don Andrea Gallo suggeriva di considerare le prostitute come lavoratrici autonome, di favorire la formazione di cooperative fra loro e di concentrarle tutte in zone a luci rosse. Pia Covre e Carla Corso del Comitato per i Diritti delle Prostitute si sono schierate per il modello olandese. Consentire la prostituzione solo in zone adibite e protette lontane dalla città, controllate e sottratte alla malavita.

ALL'ESTERO

Paesi musulmani:  è vietata e talvolta punita con la pena di morte. Fa eccezione la Turchia, dove è espressamente legale e regolamentata dallo Stato, che gestisce le case di tolleranza e registra le prostitute, come nell'Italia di una volta.

Europa: quanto mai variegato il quadro nell'Europa occidentale. In Germania e Svizzera la prostituzione è legale, con case chiuse alla luce del sole; idem in Olanda, dove le prostitute possono anche farsi pubblicità e devono pagare le tasse; invece in Gran Bretagna e Danimarca non è illegale ma fortemente scoraggiata, mentre in Francia vigono norme simili a quelle italiane. Singolare la legge svedese, che vieta la prostituzione, ma punisce solo i clienti.

Stati Uniti: singolare è la legge Usa, che su questo tema varia da Stato a Stato. Vietati quasi ovunque, i bordelli sono ammessi in Rhode Island e Nevada.

Estremo Oriente: il Giappone vieta gli atti sessuali a pagamento se completi, ma considera legale il sesso orale; la Thailandia invece proibisce ogni forma di prostituzione, ma è meta di un inarrestabile flusso di turismo sessuale.

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