La verità, vi prego, sul piacere 

Molte donne sono convinte che esistano orgasmi di serie A e altri di serie B.
Ma i sessuologi sostengono che non è così

di Maria Elena Barnabi  - 06 Aprile 2005

«L'orgasmo clitorideo so cos'è, ma quello vaginale non l'ho mai provato, ma forse non è colpa del mio ragazzo, è colpa mia...». Matilde ha 22 anni e racconta così la sua vita sessuale nel nuovo libro di Ilda Bartoloni, Come lo fanno le ragazze. Sex inchiesta (Baldini Castoldi Dalai), in cui 22 giovani donne parlano del loro rapporto con il sesso. Ancora, una nostra abbonata di Palermo scrive: «Ho 27 anni e un problema molto serio: non riesco a provare l'orgasmo vaginale quando faccio l'amore con il mio fidanzato. Aiutatemi!».

Insomma sembra che dopo decenni di liberazione sessuale ancora oggi molte donne si pongano la questione dell'orgasmo vaginale e dell'orgasmo clitorideo, come se ne esistesse uno di serie A e uno di serie B. Ma come stanno le cose? «Di orgasmo in realtà ne esiste solo uno: tutti gli studi scientifici più importanti hanno dimostrato che il clitoride è la parte più sensibile della vulva» sostiene la sessuologa Marinella Cozzolino. «E che la sua radice si estende per nove centimetri fino ad abbracciare le pareti della vagina. Ecco perché alcune donne affermano di provare il fulcro del piacere all'interno, in profondità».

Insomma, assicurano gli esperti, non c'è motivo per sentirsi "diverse" se si raggiunge il piacere solo quando lui accarezza e stimola direttamente il clitoride. «È vero però che molte giovani donne danno all'orgasmo raggiunto durante il coito un particolare significato emotivo, come se fosse il momento in cui si realizza l'unione con il proprio compagno» spiega la sessuologa Roberta Giommi che ha curato la postfazione di Come lo fanno le ragazze. Ma ogni donna può cercare, conoscendosi meglio, di amplificare le sue sensazioni.

«Si può provare a chiedere al compagno di aspettare e di fare l'amore solo quando si avverte una sensazione di vuoto, come se si dovesse colmare un bisogno fisico. Lì l'eccitazione e la sensibilità sono al massimo» consiglia la dottoressa Giommi. «Alle mie pazienti poi consiglio quella che noi sessuologi chiamiamo "manovra di ponte". In pratica con l'aiuto del compagno si cerca di non interrompere la via del piacere, sommando le due stimolazioni, quella clitoridea e quella vaginale. Bisogna trovare la posizione giusta, fare vari tentativi. Ma il sesso non è una salita. È un'onda che va e viene. Senza fretta, come una marea».

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