Niente giochi di potere in camera da letto 

Ci sono persone
che pensano
di poter governare le passioni e costruire la felicità a tavolino. Ma
tanta forza, spiega la nostra esperta, nasconde solo una grande fragilità

di Gianna Schelotto  - 10 Marzo 2005

L'espressione "abuso di potere" in genere fa pensare agli uomini, forse perché a tutt'oggi le posizioni dominanti sono ancora prevalentemente maschili. La storia di Martina, invece, sembra rovesciare i ruoli. Lei è una donna molto potente nell'ambito del suo lavoro, ha fatto una carriera rapida e sorprendente ed è diventata uno di quei capi stimati, temuti e a tratti detestati. Dopo il disastroso fallimento del suo matrimonio, Martina si è buttata anima e corpo nella professione, per cercare nel successo le gratificazioni che non avrebbe mai più voluto cercare nell'amore. Così, senza nessuna scelta affettiva, ha iniziato una relazione con un dipendente basata esclusivamente sul sesso.

Martina era convinta di poter governare  quel legame fisico a suo piacimento e interrompere quella storia quando se ne fosse stancata. Ma dopo un po' di tempo è stato proprio lui, il giovane impiegato, a voler mettere fine al rapporto. Non sopportava di avere un capo per amante e Martina, che era convinta di non essere affatto legata a lui, si è trovata ancora una volta a soffrire per amore.

Questa vicenda ripropone l'antico problema del rapporto tra felicità e potere, che a prima vista sembrerebbe facile, ma che si rivela invece problematico e contraddittorio. Come spesso accade a chi esercita il potere, Martina, per difendersi, ha separato l'azione dall'emozione e, conseguentemente, il sesso dal sentimento. Ora, il sesso e il potere sono solo apparentemente parenti stretti, in realtà sono l'uno il contrario dell'altro. Infatti se il buon sesso richiede che si abbandoni ogni controllo e che ci si lasci andare completamente, il potere, per definizione, deve essere sostenuto da una attenta e continua sorveglianza su se stessi e sugli altri.

Pensando di salvarsi dalla dipendenza e dalla fragilità che l'amore comporta, questa donna ha "usato" il suo giovane dipendente e lo ha travolto nella passione, senza interrogarsi sulle conseguenze emotive che questo avrebbe comportato per entrambi. Martina, ho scoperto, si compiaceva all'idea di poter governare quel rapporto proprio come governava le decisioni relative al suo lavoro. Chiusa in questo guscio protettivo, non sentiva nessun bisogno di reciprocità, non si domandava quali fossero i sogni, le aspettative e le ansie del suo amante. Quando lui, inaspettatamente, si è ribellato, lei si è resa conto di colpo che il dominio che credeva di avere sul rapporto era solo una povera apparenza. Martina aveva commesso un vero e proprio abuso di potere: su se stessa e sul suo bisogno di essere amata.

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