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Dobbiamo vaccinarci contro l'influenza? 

C’è chi è favorevole e chi è contrario. Mettiamo a confronto due medici di parere diverso. Per aiutarci, alla fine, a prendere la nostra decisione

di Rossana Cavaglieri  - 27 Novembre 2011

Brividi, febbre, tosse e raffreddore.

Da quattro a dodici italiani su cento anche quest’anno dovranno adattarsi a un riposo forzato a causa dell’influenza.

Il Ministero della Salute, che fornisce i dati grazie alla Rete InfluNet che monitora la situazione su tutto il territorio nazionale, raccomanda la vaccinazione. Ma c’è chi non è d’accordo e preferisce lasciar fare al corpo e alla natura, memore anche dei falsi allarmi degli anni precedenti.

A chi dobbiamo dar retta?

Con la collaborazione dei suoi esperti, il dottor Fabrizio Pregliasco e il dottor Attilio Speciani, Wellness presenta i pro e i contro.  

Dottor Pregliasco, come si presenterà quest’anno l’influenza?

«Dipenderà dalle condizioni meteorologiche, ma non prevediamo una stagione particolarmente critica: l’infl uenza metterà a letto dai due ai quattro milioni di persone nel nostro Paese. I virus responsabili, su cui si basa il vaccino, sono gli stessi dello scorso anno: H1N1 (suina), ormai declassato in quanto meno aggressivo, l’H3N2 Perth e il B/Brisbane. Chi si è vaccinato lo scorso anno deve comunque rivaccinarsi, perché la capacità di immunizzazione del vaccino si dimezza nei 6-12 mesi successivi. Quanto ai sintomi, l’influenza si riconosce dalla presenza di tre elementi concomitanti: febbre oltre i 38 gradi con inizio brusco, dolori muscolari e articolari, disturbi respiratori come tosse e naso che cola».

Che rischi comporta la vaccinazione?

«Con decenni di esperienza alle spalle oggi possiamo dire di conoscerli piuttosto bene. In un caso su cento si presenta febbre, in dieci casi dolori e arrossamento nella zona della puntura e in un caso su 500 mila nevralgie e parestesie. Nei bambini queste percentuali salgono lievemente. Non è mai stato dimostrato, invece, che la vaccinazione antinfluenzale possa favorire gravi malattie o disordini immunitari. Ricordo che durante una malattia (con o senza febbre) è meglio non vaccinarsi, ma si può rimandare l’iniezione a guarigione avvenuta».

A chi è raccomandato il vaccino?

«Secondo le linee guida del Ministero della Salute dovrebbero vaccinarsi gli individui più esposti ai rischi di complicanze da influenza (le principali sono le polmoniti), cioè gli anziani sopra i 65 anni e i bambini a rischio sotto i cinque anni, inoltre le donne incinte, le persone di tutte le età che soffrono di problemi respiratori o cardiaci cronici e quelle che lavorano a contatto con il pubblico. Si sta discutendo se estendere la raccomandazione ai bambini sani, anche per ridurre le assenze da scuola, ma non è stato ancora raggiunto un accordo internazionale».

Non sarebbe meglio vaccinarci tutti?

«Senz’altro. La vaccinazione è un’opportunità per tutti, dai sei mesi ai 99 anni. È indispensabile per evitare l’influenza nelle persone più fragili che vengono così protette dalle eventuali complicazioni (come la polmonite), ma anche per bloccare la trasmissione della malattia nella popolazione. Su scala famigliare, insomma, vaccinando il bimbo salviamo la nonna. Ricordo che il vaccino, disponibile dai primi di novembre, diventa efficace dopo una quindicina di giorni dall’inoculazione e protegge dall’influenza per tutta la stagione».

Dottor Speciani, come si presenterà quest’anno l’influenza?

«I dati provenienti dall’altro emisfero, dove l’influenza è già passata, confermano che siamo di fronte a un’ infezione poco preoccupante: il principale responsabile, il virus H1N1, ha infatti perso gran parte della sua aggressività. Chi prenderà l’influenza quest’anno non dovrà, probabilmente, nemmeno mettersi a letto».

Che rischi comporta la vaccinazione?

«Come ogni atto medico la vaccinazione comporta dei benefici, ma anche dei rischi che andrebbero resi noti per consentire a tutti una scelta consapevole. Le malattie neurologiche gravi come la sindrome di Guillain-Barré (poliradicolonevrite) restano un possibile seppur raro evento collegato alla vaccinazione: lo confermano i dati del Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers), registro ufficiale dei danni da vaccino realizzato dai Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie. Lo stesso Vaers segnala anche un aumento di convulsioni nei bambini australiani sottoposti nella scorsa stagione a vaccinazione con il trivalente. In particolare se avevano ricevuto in contemporanea anche la vaccinazione antipneumococcica (il problema non cambia se fossero state causate da singoli lotti, poi ritirati). In conclusione, i rischi del vaccino superano quelli della malattia, quest’anno poco rilevanti».

A chi è raccomandato il vaccino?

«Ritengo che ogni caso andrebbe valutato singolarmente, con il parere del medico curante».

Non sarebbe meglio vaccinarci tutti?

«No. Certo, chi ha la convinzione di vaccinarsi e lo ha sempre fatto senza riscontrare effetti negativi, ha tutto il diritto di continuare. Anziani e bambini in buona salute, nonché le persone sane di tutte le età, invece, si possono proteggere con forme naturali di terapia che rafforzino il sistema immunitario. Non dimentichiamo che “fare l’influenza” non presenta solo inconvenienti ma anche vantaggi che vanno visti nel breve e lungo periodo. Il contatto con i virus allena le difese e gli studi hanno dimostrato che durante una forma virale, per esempio, il nostro corpo aumenta la produzione di interferone, sostanza che ci difende da future forme tumorali. Infine, ricordo che i virus dell’influenza sono solo una piccolissima parte di quelli (circa 300) che circolano nel periodo invernale causando più o meno gli stessi sintomi».

Esistono metodi diversi dal vaccino per evitare di ammalarsi d’influenza?

«Sì» risponde il dottor Attilio Speciani. «Oltre ad adottare un’alimentazione ricca di frutta e verdure colorate (indispensabile per avere un buon apporto nutrizionale che è sempre alla base del buon funzionamento delle nostre difese) consiglio questo schema di intervento preventivo, valido per proteggere anche dalle altre malattie infettive invernali. Ogni settimana per tutta la stagione, si può prendere un tubo dose della preparazione omeopatica Anas barbariae. Ai primi sintomi si può prendere anche un tubo dose al giorno. A questa terapia di fondo, con effetti immunostimolanti, vanno aggiunti integratori vitaminico-minerali (a base di selenio, zinco, vitamina D, ecc), vitamina C (da 500 a 1000 mg al giorno). Utili anche gli estratti di echinacea o uncaria, piante che in molti studi hanno dimostrato la capacità di aumentare le difese. Efficace anche il tè verde (sotto forma di integratore, un paio di tavolette al giorno): ha una specifica azione contro i virus H1N1».

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