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Vendetta: perché è inutile dal punto di vista psicologico 

A torto appena subito, l'istinto dice sì alla vendetta, ma una volta passata la ferita, il desiderio di vendicarsi viene meno, tranne in alcuni casi, come ci spiega l'esperto

di Alessandra Montelli

In principio fu Caino a gridare vendetta e a farsi giustizia da solo contro Abele. Ma prima ancora che dagli esseri umani, i comportamenti vendicativi vengono attuati dagli animali, in particolare dai primati e dagli scimpanzé. Secondo gli etologi, vendicarsi rappresenta una difesa arcaica per sopravvivere agli ambienti molto popolati dai propri simili. In pratica, se tu mi hai arrecato un danno che mette in pericolo la mia esistenza, io voglio essere risarcito, facendotela pagare.
«Il bisogno di risarcimento è normale, ma quando si passa troppo tempo a rimuginare sull'offesa e ad accanirsi sui piani di vendetta, qualcosa non va» - spiega lo psicologo Pani - «perché vuol dire che non si riesce ad elaborare la rabbia né a controllare le proprie pulsioni negative». Vendicarsi, inoltre, è inutile perché non restituisce l'oggetto rotto ma lo distrugge ancora di più. Con l'aggravante della probabilità di sentirsi ancora più male per aver fatto soffrire l'altro.
La vendetta, insomma, è una questione psicologica che, per dirla con Nietzche, va al di là del bene e del male.

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